".sergio." <
senzanome2222@yahoo.it> ha scritto nel messaggio
news:
g4l4o3$68u$1@news.newsland.it...
> Museo via Tasso. Utile alla nostra storia, alla memoria, a chi chiede
> ancora giustizia
>
> Ufficio Stampa PdCI
>
> Roma 2 luglio 2008
>
> Se è inutile documentare e ricordare i tragici fatti dell'occupazione
> nazista a Roma, le violenze subite dai cittadini romani, se rivuole
> cancellare la traccia - perché inutile - che in quelle mura di via Tasso
> dal settembre del 1943 al giugno 1944 vi prese sede il carcere della
> polizia tedesca che lì imprigionò e torturò partigiani, ebrei, oppositori,
> allora il Museo di via Tasso è, come vuole Brunetta, un ente inutile.
ma vorresti farne una icona per i nostalgici della bandiera rossa?
Tutti sappiamo cosa sono le dittature ed i crimini che essi perpetuano... e
non solo quelle di stalin, castro, mao ecc. Anche sotto i governi
cattocomunisti itaglioni.
Seguendo il tuo discorso, allora, facciamo anche il museo ove scontarono
anni di galera i SERENISSIMI, sebbene INOCENTI, sotto la italica dittatura
comunista.
Essi furono considerati Colpevoli di Sognare l' Indipendenza e la Libertà
garantite Loro da tutte le civili Costituzioni... ma negata al NORD da roma,
la porca ladrona.
Ti ricordo che LUIGI FACCIA, uno dei patrioti veneti, morì in galera
(sotto le torture). un altro, sempre sotto tortura, venne reso sordeo
totale.
Ma tu tacesti su questi atroci fatti, come tutta la sporca stampa
filocomunista e collaborazionista tacque.
http://www.tgcom.mediaset.it/cronaca/articoli/articolo361034.shtml
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Addio a Bepin Segato, patriota padano
Scomparso a 51 anni l'ideologo dei "Serenissimi"
orlando sacchelli
L'ambasciatore dei Serenissimi se n'è andato. Il corpo di Giuseppe Segato è
stato rinvenuto ieri nella sua abitazione a Borgoricco, in provincia di
Padova, da un cugino e un amico. Il governatore del Veneto, Giancarlo Galan,
lo ha definito "l'ultimo romantico di un sogno venezievole". E in effetti
Segato, ideologo dell'assalto al campanile di Venezia nel 1997, era tutto
tranne che un pericoloso eversore. Come "arma" aveva solo la sua grande
passione per la storia della propria terra, il Veneto, e da sempre aveva
considerato un'ingiustizia la soppressione manu militari della Repubblica di
Venezia, avvenuta nel maggio 1797.
Ma vediamo come andarono i fatti nella notte fra l'8 e il 9 maggio 1997. Un
gruppo di 8 manifestanti partito dal Padovano, con un camion che trasportava
un autocarro camuffato da mezzo blindato, giunse poco dopo mezzanotte al
terminal del Tronchetto. Alcuni erano vestiti con tute mimetiche e portavano
con sé un fucile mitragliatore Mab; la cosa assurda è che, pur essendo
"pericolosi terroristi" intenti a compiere un golpe, salirono sul vaporetto
pagando regolare biglietto. Dopo poco dirottarono il mezzo su piazza San
Marco. Giunti a destinazione si divisero in due parti: un gruppo teneva
sotto tiro la piazza con il finto autoblindo, l'altro invece andò a
scardinare il portone del campanile e, dopo esservi salito, issò la bandiera
di San Marco, quella della Repubblica Serenissima di Venezia.
Lo scopo era pienamente raggiunto: l'affronto fatto da Napoleone al popolo
veneto era stato vendicato.
Nelle reali intenzioni del pericoloso commando sovversivo c'era quella di
mantenere il possesso del campanile fino al 12 maggio, data in cui due
secoli prima (1797) il Maggior Consiglio della Repubblica Veneta e il Doge
Ludovico Manin avevano abdicato di fronte alle truppe francesi. Un'azione
puramente dimostrativa, quindi, anche se compiuta in modo così serio da
sembrare veramente un golpe. O almeno così a qualcuno aveva fatto comodo che
si pensasse.
Il commando arroccato sul campanile aveva con sé anche un
radiotrasmettitore, forse l'arma più pericolosa, utilizzata varie volte
nella primavera del 1997 per trasmettere messaggi politici in tutto il
Veneto, sulle frequenze della Rai, coprendone per giunta i telegiornali di
Raiuno.
I manifestanti comunicarono subito alle autorità, che nel frattempo avevano
completamente isolato la piazza, che avrebbero iniziato le trattative non
appena fosse giunto sul posto un loro ambasciatore.
Quella sera stessa il sindaco di Venezia, Massimo Cacciari, andò a parlare
con loro, per capire le ragioni di tanto clamore.
Il mattino seguente scattò il blitz delle forze dell'ordine. del 9 alle ore
8.15 su ordine del prefetto, gli uomini del Gis dei carabinieri, partiti in
elicottero da Livorno, giunsero sul posto e liberarono il campanile. Dopo
pochissimi minuti i carabinieri avevano posto fine al pericoloso golpe.
Il gruppo de "I Serenissimi" era composto da: Gilberto Buson, Cristian
Contin, Flavio Contin, Antonio Barison, Luca Peroni, Moreno Menini, Fausto
Faccia, Andrea Viviani, sostenuti a distanza da Giuseppe (Bepin) Segato e
Luigi Faccia. Questi ultimi due considerati gli ideologi del "golpe".
Del tutto chiaro, fin dall'inizio, che l'occupazione del campanile di San
Marco era lontana mille miglia dalla politica, proprio perché il "Veneto
Serenissimo Governo" non intendeva essere un partito ma un movimento
storico-culturale. La reazione stessa della gente fu di "comprensione" - se
non proprio di approvazione - rispetto a quella che veniva vista come un'azione
puramente dimostrativa e per nulla eversiva, anche perché non vi erano i
presupposti (armi, luogo occupato e modalità dell'azione) per avere i
requisiti del vero e proprio golpe.
Ma lo Stato reagì lo stesso con estrema durezza.
Dopo le indagini sulla pianificazione del gesto fu istituito un processo,
alcuni dei capi di accusa erano: attentato all'unità dello Stato, banda
armata, interruzione di pubblico servizio (per le interruzioni delle
trasmissioni televisive effettuate in precedenza).
Le condanne arrivarono puntuali come orologi svizzeri, anche nei confronti
delle due pericolose menti che avevano ideato il tentato "golpe". Luigi
Faccia, 4 anni e 9 mesi di reclusione per la manifestazione veneziana
(scontati 3 e mezzo ed affidato ai servizi sociali) oltre ad una condanna a
6 mesi di reclusione per associazione sovversiva da parte del Tribunale di
Verona. Giuseppe Segato, 3 anni e 7 mesi di reclusione per il reato di
eversione.
Appresa la notizia della scomparsa di Giuseppe Segato, il governatore del
Veneto, Giancarlo Galan, ha scritto una lettera rivolgendosi all'ideologo
dei Serenissimi. «Caro Bepin Segato, oggi, se ne avrai voglia, nel dare
un'occhiata ai giornali che parlano della tua improvvisa scomparsa, potresti
sentirti abbastanza contento». Richiamandosi a Ippolito Nievo, Galan ha
definito Segato «l'ultimo romantico di un sogno venezievole.
Tutti, ma proprio tutti - osserva Galan -, ti ricordano come l'ultimo
romantico di un sogno, che tu hai cercato di far scendere dai libri di
storia alle pagine di una cronaca che invece nulla aveva a che fare con la
gloria della Repubblica di Venezia. Tranne in un punto, quello che tu hai
sentito come la ragione stessa della tua troppo breve esistenza: è da quel
passato che viene al Veneto di oggi la pienezza di una storia che sempre ci
leghera' ad un passato fatto di cultura, arte, lingua, tradizioni, che noi
tutti viviamo come identità, che ha bisogno soltanto di essere conosciuta,
studiata, sentita. E questo non per essere diversi, ma per essere quello che
siamo in rapporto a tutti gli altri».
«C'è in Ippolito Nievo - conclude Galan - una parola, caro Bepin, che ben si
addice al tuo sogno: quella parola è "venezievole". Il tuo infatti è stato
un sogno "venezievole", cioé un qualcosa che portava in sé una grazia così
fantasiosa e indifesa da dover essere chiamata "venezievole"».
Amore per la libertà e per la propria terra. Queste erano le armi, unite
allo studio della storia, di cui disponeva Giuseppe "Bepin" Segato. Tutto
era meno che un pericoloso terrorista meritevole di passare alcuni anni
della propria vita in carcere. Ma le persone di buon senso questo l'hanno
sempre saputo.
http://www.lapadania.com/PadaniaOnLine/Articolo.aspx?pDesc=57537,1,1
[Data pubblicazione: 28/03/2006]