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Marco Travaglio - Tradizione orale


  • Subject: Marco Travaglio - Tradizione orale
  • From: Pomero
  • Data: Sat, 5 Jul 2008 18:30:57 +0200
  • Newsgroups: it.politica.pds


Marco Travaglio - Tradizione orale

  5 luglio 2008
Vedere un intero Paese e le sue più alte istituzioni appesi al pisello di un
attempato latrin lover in fregola senile, mentre i codici e la Costituzione
vengono sfigurati a immagine e somiglianza dell'augusto aggeggio, è già un
bel vedere. Sentire poi Al Tappone, cioè l'editore di «Chi» e di un'altra
dozzina di giornali e programmi di gossip, scagliarsi contro «il gossip che
inquina la politica», è anche un bel sentire.

Come pure apprendere dalla sua boccuccia che lui non si avvarrà della
blocca-processi (tanto, per bloccare il suo, basta che se ne avvalga Mills)
né del Lodo Alfano (vuoi vedere che l'han fatto per il capo dello Stato?).
Ma forse il bello deve ancora venire: alfine si potrebbe scoprire che le
famose telefonate compromettenti, quelle sul problematico alzabandiera e
sulle tecniche più avanzate per propiziarlo (punturine? pasticche?
carrucole?), quelle sulle durissime selezioni sostenute da alcune ministre
come già dalle «strappone» di Raifiction, quelle che han portato il Paese
sull'orlo di una crisi istituzionale, non sono mai state intercettate da
alcuna Procura. Non che non siano mai esistite: che non siano mai state
ascoltate, registrate, trascritte. Ragioniamo: le porno-chiamate, semprechè
esistano, non sono state depositate alle parti, ma segretate e custodite
dalla Procura di Napoli in attesa di esser distrutte in quanto penalmente
irrilevanti. Il che rende altamente improbabile che siano giunte a qualche
giornalista. Anche perché altrimenti sarebbero già uscite: nessun
giornalista degno di questo nome (a parte, infatti, il direttore di
«Europa») si terrebbe nel cassetto l'eventuale prova che il premier ha
sistemato in Parlamento o al governo qualche sua amante. Dunque è pure
possibile che Al Tappone abbia fatto tutto da solo: lui solo sa quel che fa
e dice al telefono, lui solo è convinto che i pm agiscano tutti, come un sol
uomo, non per fare Giustizia, ma per colpire lui. E visto che lui, a furia
di contare balle, finisce col crederci, ogni mattina appena sveglio corre in
edicola alla ricerca delle telefonate che lui solo conosce, avendole fatte
lui. Purtroppo per noi e per fortuna sua, finora è rimasto deluso. Ma visto
che domani è sempre un altro giorno, lui mette in circolo indiscrezioni e
pettegolezzi per preparare l'opinione pubblica in vista del D-Day. Anzi, del
Gnocca Day. Non a caso non sono i cronisti giudiziari, ma i restroscenisti
di Palazzo Grazioli e dintorni a raccontare quel che potrebbe uscire sul
pisello presidenziale e le sue numerose badanti, incollando spizzichi e
bocconi, sussurri e sospiri che trapelano dalla Magione Presidenziale.
Storie di boccucce di rosa, persino di ortaggi. Sarebbe davvero meraviglioso
se, autosuggestionato dalla sua coscienza sporca e dalla sua codona di
paglia, Al Tappone avesse montato da solo tutto l'ambaradàn: se cioè la
psicosi da intercettazioni fosse nient'altro che una colossale e grottesca
autointercettazione. Il risultato lo vediamo: nessuno ha ancora letto un
rigo di quelle telefonate, ma tutti ne conoscono ormai il contenuto. Tant'è
che i servi più servili si sono già attivati per salvare il padrone da se
stesso, intimando alla signorina Carfagna di dimettersi. Eh no, troppo
comodo: prima di lei deve dimettersi chi l'ha promossa deputato e ministro.
E poi, a ruota, tutti i ministri scelti dal Capo con lo stesso criterio: la
cieca, prona servile obbedienza al Capo. Tra Mara e Angiolino Jolie o James
Bondi, per dire, non c'è alcuna differenza. Sono tutte fotocopiatrici ad
personam, solo che lei è molto più carina. Dunque sia chiaro: giù le mani
dalla Carfagna. E basta parlare di «basso impero»: quello, al confronto, era
una cosa seria. In fondo, Caligola s'era limitato a nominare senatore il suo
cavallo. Mica un asino. Piuttosto, quel che sta accadendo - tutti a parlare
di telefonate che nessuno ha letto - è una bella prova su strada di quel che
ci attende quando sarà in vigore la legge bavaglio sulle intercettazioni.
Galera da 1 a 3 anni a chi pubblica atti di indagine «nel testo, nel
contenuto e per riassunto». Black-out assoluto fino all'inizio del processo,
cioè per anni e anni. I giornalisti sapranno tutto, come pure poliziotti,
magistrati, avvocati, cancellieri, impiegati, politici. Ma non potranno più
raccontarlo. Così sarà tutto un alludere, un insinuare, un fare l'occhiolino,
un dar di gomito con tutti i ricatti del caso: «Ah, se potessi parlare»,
«Sapessi quel che c'è nel fascicolo», «Eeeh, non farmi dire», «Vieni in
redazione che ti racconto tutto in bagno». Il ritorno alla tradizione orale.
Ecco, sì, orale.


     http://www.unita.it/





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