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Le Olimpiadi del sospetto e del silenzio


  • Subject: Le Olimpiadi del sospetto e del silenzio
  • From: **POMERO**
  • Data: Sun, 06 Jul 2008 17:19:34 GMT
  • Newsgroups: it.politica.pds


A un mese dai Giochi olimpici, la capitale è assediata da un cordone
militare di sicurezza e di anti-terrorismo.

Il governo dice che vuole frenare "forze ostili straniere", ma in realtà
vuole controllare il silenzio e l'obbedienza della popolazione.
Intanto crollano le previsioni sull'arrivo di turisti stranieri.
Roma (AsiaNews) -

L'8 luglio mancherà solo un mese alle Olimpiadi di Pechino. Già da un anno i
media cinesi avevano affermato che "Pechino è pronta". Lo stesso ha
affermato il presidente Hu Jintao pochi giorni fa ad un incontro del
Politburo. "Siamo - ha detto - fondamentalmente pronti per i Giochi". E ha
aggiunto che la Cina "ha fiducia. di [poter] soddisfare la comunità
internazionale, gli atleti da diversi Paesi e regioni, e il popolo cinese".

Secondo testimonianze giunte ad AsiaNews il popolo cinese non sembra così
soddisfatto.
Vi sono certo milioni di cinesi che hanno sperato nelle Olimpiadi come un
trampolino di lancio verso la ricchezza, il benessere, una maggiore dignità;
altri (e sono la maggioranza) che vedono i Giochi come l'occasione di
presentare la Nuova Cina, moderna e potente: non più la cenerentola della
sobrietà maoista, ma una ricca imperatrice dell'economia mondiale.

Altri ancora hanno sperato che lo slogan dei Giochi ("Uno solo mondo, un
solo sogno") si applicasse anche a tutte quelle libertà godute dall'occidente,
che sono tuttora negate in Cina: libertà di espressione, di religione, di
associazione, di democrazia.

I Giochi saranno inaugurati sotto la fortunata cifra del numero "8": l'8
agosto del 2008, alle 8.08 di sera.

In realtà, l'anno "fortunato" della Cina è stato un anno di "disgrazie" che
ha manifestato gli enormi "buchi" presenti nello scintillante sviluppo
cinese:
in gennaio e febbraio, abbondanti nevicate hanno bloccato i treni e le
comunicazioni per settimane, lasciando intere regioni senza luce e senza
provvigioni;
in marzo le manifestazioni tibetane hanno scatenato la repressione cinese e
ancora oggi il governo tace sul numero dei morti e sulla reale situazione
del Tibet, che rimane in gran parte isolato e sotto controllo.
In aprile, il percorso internazionale della torcia ha visto il contrasto fra
la Cina e la società civile mondiale, con minacce di boicottaggio reciproco,
dei Giochi e dell'economia.
In maggio il terremoto nel Sichuan, sebbene abbia visto lo zelo di molta
leadership nell'essere vicina alla popolazione colpita, ha manifestato anche
anni di corruzione e di incuria nelle costruzioni di scuole ed edifici
pubblici, la cui distruzione ha ucciso un'intera generazione di bambini.
In giugno è scoppiata l'emergenza ecologica: Qingdao, sede olimpica delle
competizioni di vela, è invasa da un enorme strato di alghe, dovute all'inquinamento;

molti atleti hanno deciso di non partecipare alla cerimonia di apertura dei
Giochi solo per evitare almeno per qualche giorno l'aria irrespirabile di
Pechino;
l'Hebei, da cui la capitale prende l'acqua da bere, sta subendo una
difficile siccità.

Tutta questa "corsa ad ostacoli", fatta di calamità naturali e di violenze
istituzionali, non facilita certo il turismo internazionale. Secondo i dati
di molte agenzie di viaggio e compagnie aeree, i mesi di luglio e agosto
sono "vuoti" di prenotazioni per la Cina e le ottimiste previsioni di 2
milioni di visitatori stranieri sono scese a soli 500 mila.

A rincarare la dose, e scoraggiare ancora di più i visitatori, dallo scorso
aprile Pechino ha cambiato - proprio per le Olimpiadi - il metodo di
richiesta dei visti, rendendolo più burocratico e più difficile.
Nessuno, nemmeno stranieri che da anni lavorano in Cina, ha diritto a visti
più lunghi di un mese o a molteplici entrate.
Ogni richiesta deve essere corredata del percorso previsto, del biglietto di
andata e ritorno, delle prenotazioni alberghiere.

Quella che per Pechino doveva essere l'evento per aprirsi al mondo sta
diventando il suo contrario, in cui la Cina si richiude a riccio come non
mai.
Il Ministero degli esteri ha difeso la politica sulle restrizioni dei visti,
dicendo che essa è necessaria per tener fuori dai confini nazionali "forze
ostili" straniere.

Ma la paranoia della sicurezza investe anche la popolazione cinese.
A Pechino sono già dispiegati migliaia di soldati. A questi si aggiungono 40
mila poliziotti, 27.500 armati, 10 mila guardie di sicurezza, 300 guardie
anti-terrorismo e 15 mila volontari della guardia civile, oltre alla normale
rete di informatori e spie.

Da giorni chiunque usa la metropolitana della capitale deve passare
attraverso controlli come negli aeroporti, sottomettendosi al metal detector
e pronti ad aprire valigie e borse.
Anche i passeggeri di viaggi in pullman verso le città dove si svolgono i
Giochi, vengono controllati nelle sale di aspetto e prima di salire sui bus.
Il piano "anti-terrorismo" mira anzitutto a prevenire attacchi da musulmani
uiguri, "terroristi" tibetani, evangelici scalmanati. Ma la conclusione è
che tutta la popolazione è sotto controllo.

Proibito alle persone presentare petizioni, parlare coi giornalisti
stranieri sui problemi della Cina, pubblicare sul web notizie sulla
democrazia.
Oltre 50 fra attivisti, avvocati in difesa dei diritti umani, giornalisti
sono stati arrestati e condannati.
Altri sono "consigliati" di rimanere a casa agli arresti domiciliari
"volontari".  Perfino dei sacerdoti della Chiesa sotterranea hanno ricevuto
il consiglio di "sparire" in questo periodo, fino a dopo le Olimpiadi.

I Giochi olimpici, pubblicizzati come una festa di amicizia e di incontro
fra i popoli, nelle mani di Pechino sono divenuti i Giochi del sospetto e
del silenzio.

Da: www.asianews.it




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