Gli alimenti (3a parte): 101-150
101. A tavola perdonerei chiunque, anche i miei parenti. (Oscar Wilde)
102. Le dita sono state fatte prima della forchetta, e le mani prima
dei coltelli. (Jonathan Swift)
103. Sapete a cosa serve il grano duro? A fare il pane raffermo!
(Groucho di Dylan Dog)
104. Fortuna che avevo portato il ketchup, altrimenti sarebbe stata
una morte proprio senza sugo.
105. Lo sapete cosa ci fa Tyson con Beppe Grillo? Il pesto alla
genovese!!!
106. Agli intenditori consigliamo la frittura temporanea, realizzata
con pesci svenuti. Va mangiata in fretta altrimenti i pesci si
svegliano e se ne vanno urlando pesanti improperi. (Felice Caccamo)
107. I piaceri del palato sono simili ai ladri egiziani, che
strangolano con un abbraccio. (Seneca)
108. Cosa e' il baccalà ? Niente altro che una mummia commestibile.
(A. Hernandez Catà)
109. I nuovi sapori di Giovanni Rana: gli gnocchi con ripieno di
gnocca. (Angese)
110. Uno stomaco vuoto non è un buon consigliere politico. (An empty
stomach is not a good political advisor) (Albert Einstein)
111. Non vedo più il lato ridicolo delle cose; forse perché non ho
pranzato. (John Galsworthy)
112. "Tesoro, mi passeresti la paprika, per favore". "Amore, tutto ma
la paprika no... Scusami, e' solo per me". Abbiamo trasmesso: 'La mia
Paprika'. (Premiata Ditta)
113. Garfield: "Si potrebbe considerare il cibo come solo qualcosa da
mangiare. Ma e' qualcosa di piu'. E' carburante per il sonno".
(Garfield). (Jim Davis)
114. Oggi sono molto fiero di me: l'ho sbattuta sul tavolo, l'ho
sbattuta sul frigorifero, l'ho sbattuta pure sul divano... mmmm...
proprio buona questa maionese.
115. Avvertenza: Questo è un prodotto alimentare 100% transgenico.
Pertanto eventuali piccole imperfezioni che potreste riscontrare
quali: cambiamenti repentini di colore, rumori strani, movimenti
sospetti, tentativi di schivare la vostra forchetta, metamorfosi, o
offese verbali al vostro indirizzo, NON sono assolutamente segno di
cattiva qualità del prodotto, ma garanzia della totale e genuina
trangenicità del prodotto. Pertanto la Ditta non provvederà al
cambiamento delle confezioni ritenute difettose per tali motivi. (Seb)
116. Evito di mangiare pescecane, perché spero che la cortesia sia
ricambiata.
117. Burbank era il mago che incrociava tutti i suoi frutti e legumi
fino al punto che le povere piante si trovavano in un tale stato di
ansietà e di angoscia che non sapevano più decidere se dovevano finire
in tavola come contorni o come dessert. (Groucho Marx)
118. Ciò che più inorgoglisce la forchetta è battere uova, giacché è
un favore extra che non rientra nei suoi doveri. (Ramón Gómez de la
Serna)
119. "Ti andrebbe una bella cenetta romantica?". "Oh, si'". "La
preferisci a base di proteine o di carboidrati?" (Origone)
120. Io faccio in assoluto i migliori biscotti di avena del mondo, ma
non li faccio spesso perché non è giusto... verso gli altri biscotti.
(Da "Friends")
121. Il cibo attraverso i secoli...
... a parte la scontata conclusione che marcisce, ed anche a metterlo
nel frigorifero non e' che si mantenga poi tanto bene... passiamo ad
una analisi gastronomica della storia del mondo. Pensando al passato
remoto ed al presente imperfetto ci sovviene che l'uomo discende dalla
scimmia, anche se mi e' francamente difficile pensare cosa ci fosse
andato a fare, sopra la scimmia. Questa particolarita', che gli
etologi, gli antropologi, i paleontologi, i filosofi e gli alcolisti
hanno ampiamente dimostrata e' forse la questione piu' importante da
considerare quando si parla di cibo attraverso i secoli. E'
praticamente impossibile che a questo punto non venga in mente a tutti
la scena di 2001 Odissea nello spazio in cui le scimmie lanciano in
aria l'osso spolpato... Per evitare di essere scambiati davvero per
alcolisti, proviamo a ricominciare...
"In principio fu la mela..." - Come incipit (certo che questa parola
mi piace, eh ? Ma da qualche parte bisogna pure cominciare, come disse
quello che si accingeva a trombare Claudia Koll) ci sembra
storicamente appropriato, ma abbastanza poco indicato visti gli
effetti catastrofici del primo assaggio. La mela e' uno dei cibi piu'
disprezzati. Basti pensare che le volgarissime "chiappe" in alcuni
luoghi vengono appunto dette "mele". Un proverbio afferma testualmente
che un delinquente e' null'altro che una "mela marcia". Inoltre i
semini sembra siano abbastanza velenosi se mangiati in grosse
quantita' (circa 15-20 chili, non vi preoccupate... Come diceva
qualcuno, anche l'acqua puo' essere pericolosa se te ne bevi 50
litri). L'unico elemento a loro discolpa e' che con le mele si produce
il sidro, le torte di mele e qualche altra ghiottoneria dello stesso
genere. Ma facciamo un salto in avanti nel tempo.
Gli Ebrei attraversano il deserto, ad un certo punto rimangono senza
cibo. Ok essere il popolo eletto (da chi, poi ? Uno, o anche un
popolo, che si autoelegge ha diritto alla carica ?), pero' certo che
andare a farsi un viaggetto di diverse settimane nel deserto e non
programmare accuratamente la quantita' di vivande da portarsi dietro
piu' che da popolo eletto mi sembra un'azione da bischeri. Fatto sta
che il Gran Dio che a tutto pensa ed a tutto provvede (anche a fornire
le merendine ai suoi figlioletti piu' distratti), zot, e manda loro La
Manna dal cielo (invece di fulminarli subito e risparmiare tanti
conflitti successivi). Ora, ancora si discute di che cosa si trattasse
esattamente: Potrebbe essersi trattato di Carmelo La Manna, noto
ristoratore palermitano, sembra addirittura l'inventore delle "Sarde a
pappafico", che avrebbe sfamato gli itineranti ebrei con un pasto a
base di specialita' siciliane. Potrebbe anche essersi trattato di un
assortimento di cispie agli occhi, che sebbene schifose sembra siano
commestibili. Tale teoria ha un supporto linguistico, visto che in
vari dialetti meridionali "manna" vuol dire appunto "cispia". Se tale
supporto sia vero o falso, non si sa, rimane comunque interessante
constatare come cio' darebbe una possibile spiegazione della futura
miopia storica degli ebrei (con gli occhi incispiati non avrebbero
visto tanto bene nel passato...).
Per la par condicio, ci rechiamo immediatamente nel mondo arabo. E
quando si pensa al mondo arabo ed alla sua cucina, una parola viene
subito in mente: "Cuscus" (o Couscous o come altro lo volete
chiamare). La creazione di tale vivanda risale ad una visita del
tenente Lafayette, francese di Francia, ma di stazione presso la
Legione Straniera nel deserto algerino, ad un suo amico arabo. In tale
occasione infatti, l'amico arabo di Lafayette si trovo' preso di
sorpresa, e non avendo particolarmente a cuore l'appetito del
francese, invento' e gli cucino' a vapore un piatto con quanto di piu'
economico si ritrovasse in casa, cioe' farina di semolino e stufato di
montone. Lafayette, che aveva una fame da muflone sardo (mai mangiato
in un forte della Legione Straniera ?!? Ah, ecco perche' ridete...),
si avvento' sulla pentola quando questa comincio' ad esalare uno
stuzzicante profumino, e chiese, con gli occhi umidi dall'emozione (o
sara' stata fame pregressa ?!?!), all' amico arabo: "Quoi c'est ce ?"
(piccola parentesi: tale domanda sara' anche scritta male e
sgrammaticata, ma dovete ricordarvi che Lafayette era una vita che
stava nel deserto, ed ormai il francese se l'era quasi scordato,
comunque la cosa piu' importante e' quello che capi' il suo amico
arabo, visto che la pronuncia e': Cheschesse' ? Piu' o meno, per
l'amor di Dio, non vorremmo offendere a morte i puristi...). L'amico
arabo era ancora rincoglionito dai bagordi della notte prima (c'era un
harem in liquidazione e non si era fatto sfuggire l'occasione di farsi
un abbondante giro di prova prima di acquistarlo), e pertanto si
lascio' sfuggire il punto interrogativo alla fine della frase,
credendo si trattasse di una affermazione. Intimorito dalla fama di
grandi gourmet dei francesi, non contraddisse l'amico, limitandosi ad
un laconico "Oui...", dando per scontato che "Couscous" (come senti'
lui la pronuncia di Lafayette. Si sa infatti, io lo so da poche
settimane, cioe' da quando Ammo Stefo l'ha spiegato su ihu, che gli
algerini hanno una pronuncia araba piuttosto strana, e di conseguenza
recepiscono il francese in modo erratico) fosse il nome della vivanda
in francese. Quando Lafayette torno' al forte narro' quanto fosse
buono il piatto che gli aveva preparato l'amico, e cosi' inizio un
flusso regolare di legionari che andavano a visitare l'amico di
Lafayette, per scroccare un piatto di Couscous. L'arabo fece fortuna
facendo pagare un prezzo simbolico ai legionari per ogni piattata di
cibo, ed in seguito emigro' in Francia, dove introdusse
definitivamente tale ricetta nella cultura locale delle banlieu
parigine, pullulanti di algerini (si ringrazia Daniel Pennac per
l'affitto della parola banlieu e degli algerini. Come dite ? Non l'ha
inventata lui ? Non erano suoi ? Ma chi se ne frega...).
Ma andiamo a guardare gli scheletri nel nostro armadio. Gli armadi
italiani, come e' arcinotorio, traboccano di spaghetti. Per
associazione di idee, i vispi ihuisti (I.H.U. italia.hobby.umorismo)
avranno gia' afferrato... Certo, come no, Marco Polo. Il nostro bravo
giovanottone veneziano (che da pensionato si dedico' all'industria
dell'abbigliamento, sfondando in Scandinavia con la griffe Marc
O'Polo) aveva una sola passione: quando si dice il destino in un
nome... voleva fare l'esploratore polare, arrivare perlomeno al Polo
Nord. Cosi' un bel giorno attrezzo' la sua enorme gondola d'altura e
parti' via mare. Attraverso' l'Adriatico, usci' dal Mediterraneo,
circumnavigo' l'Africa (incrocio' Cook dalle parti del Capo di Buona
Speranza e Cook, grande gastronomo, anche lui il destino in un nome,
gli disse che in Cina si mangiava da Dio, anche se la frase originale
era: Nel Catai si mangia da Buddha), risali' l'Africa orientale,
costeggio' l'Arabia e l'India, giro' attorno al Siam, si riverso' nel
Mar della Cina, ma inavvertitamente continuo' il suo viaggio (la
gondola aveva un' inerzia mostruosa), e pertanto arrivo' alle Isole
Aleutine. Notando che la strada verso il Polo gli era cosi' sbarrata,
prosegui' imperterrito (o impermarito ?) lungo la costa pacifica
dell'America, risvolto' di nuovo l'angolo presso Capo Horn (mai
sentito della fama di gran cornutoni degli argentini e dei cileni che
vivono nella Terra del Fuoco ? No ? Neanche io, comunque la
toponomastica non e' un' opinione), dove incontro' Magellano e Drake
che facevano a botte per stabilire chi fosse stato il primo a passarci
(la vecchia tradizione marinaresca del "te meno tanto finche' non mi
dai ragione"), continuo' su per l'Atlantico, giro' a sinistra presso
Terranova e si inoltro' nella Baia di Hudson. Qui, quando ormai era ad
un paio di remate dal Polo Nord, decise che in fondo non gli
interessava poi tanto di arrivare al Polo, e poi non voleva privare
Spencer Tracy della fama futura che avrebbe raccolto con il suo
"Passaggio a Nord-Ovest", visto che poi nel film sarebbe apparso anche
lui, e Marco credeva che un tale anacronismo non sarebbe passato
inosservato neanche ad Hollywood). Cosi' decise di tornare sui suoi
passi (o sulle sue correnti, o remate, o come vi pare). Se proprio
doveva scegliere un posto dove fermarsi, beh, allora tanto valeva fare
una pausa in Catai, dove si mangiava davvero bene (in fondo Cook
godeva di un minimo di credibilita', non per niente poi fondo' una
banca, di credito appunto, internazionale che sopravvive fino ai
nostri giorni, eh, il buon Thomas... che un pochino si approfittava
delle splendide donzelle che venivano a chiedere un prestito, in onore
al suo nome proprio, Tommaso, usava accoglierle con un esplicito: Se
non tocco, non credito..).
A questo punto occorre fare una digressione. Nel Catai era successa
una tragedia: erano scomparsi gli spaghetti. Si', proprio cosi', uno
stregone mongolo aveva scavalcato la Grande Muraglia (ovviamente
nottetempo) ed aveva fatto scomparire gli spaghetti da tutte le
pentole cinesi. Questi erano disperati, non sapevano cosa mangiare,
avevano perso il riso (no, non era sparito anche quello, erano
semplicemente tristi da morire... di fame). Quando Polo sbarco', volle
essere introdotto al regnante cinese perche' credeva di avere la
soluzione. Si fece portare una pentola dove erano a bollire gli
spaghetti e, miracolo, pesco' una bracciata di spaghetti di soya !!!
Lo stregone mongolo infatti non aveva fatto veramente sparire la
pasta, ma aveva usato un trucchetto da maghetto di serie B, da
prestidigitatore, da Silvan insomma: nello spazio di una sola notte
aveva passato in rassegna tutte le case dove si stava cucinando, ed
aveva sostituito gli spaghetti "regolari" con spaghetti di soya, che
diventano invisibili in acqua dopo soltanto un paio di minuti di
cottura. Ecco cosi' che miliardi di mandibole cinesi ripresero
alacremente a funzionare. Ed a Polo, quale premio, fu offerto di
diventare in vero scopritore degli spaghetti, e primo importatore
ufficiale e rappresentante per l'Europa. Dopo un leggero spuntino a
base di chop suey ed involtini primavera, il nostro riparti' e torno'
a Venezia, dove visse felice e contento fino alla sua dipartita (uno
spareggio in due partite, andata e ritorno, tra Mestre e Venezia per
la permanenza in serie A).
Altro cibo che grande seguito ha avuto anche nella cucina moderna
viene dal lontano e civilizzato Regno Unito che, a dir la verita', nei
secoli non e' mai stato cosi' unito come puo' sembrare. Grandi
differenze dilaniavano il cuore della grande isola; differenze
culturali, religiose e culinarie. Alla grande raffinatezza delle
"volpi in salmi'" inglesi (non mi dite che erano lepri, perche' io non
ho mai sentito un inglese fare la 'caccia alla lepre'), si
contrapponeva la truculente cucina degli high-landers. Tant'e' che
nella meta' del XVI secolo, la dolce, acculturata, longeva e vergine
Elisabetta I decise di donare una sua personale ricetta ai ribelli
scozzesi. Allenata nei gusti succulenti dalla sorellona Maria (di cui
pero' non condivideva il trend religioso. Infatti mentre Maria, per le
amiche Mary la Cattolica, per le nemiche Bloody Mary (che diede il
nome ad un noto cocktail, ma questa e' un'altra storia) era per
l'appunto cattolica e perseguitava i protestanti, Litz era Protestante
e mandava a morte i cattolici), Elisabettina preparo' un poltiglione
sanguinolento che rappresentasse le tradizioni e non solo del suddito
popolo suddetto. Il poltiglione era cosi' composto: una pecora, spezie
varie, frattaglie scozzesi; nel primo esemplare queste appartenevano
alla fuggitiva Maria Stuart (o Stuarda quando lavorava in aereo): i
gonnellati pensarono che scozzesi fossero le pecore stesse e
continuarono a cucinarlo con tali. Restava solo il dubbio del nome da
dargli. Naturalmente doveva essere qualcosa di pratico, nazionale e
possibilmente poco costoso. Un simpaticone barese, assaggiato
l'intruglio esclamo' "Ma ci ha chiss'? 'St'nghimm'ridd' fasc'n'
sckif'!" "What's?" "C'hia Chiss!". Naturalmente i Tartanati erano
rozzi e non capirono l'idioma e lo confusero con il vero nome del
piatto: l'haggis. Ai nostri tempi, un pronipote di quelli che per
primi provarono l'essenza della Scozia, ne hanno ricavato una versione
piu' compatta e veloce da preparare ma che conserva l'idea del piatto
del tempo che fu. Il signore e' un nobile il cui nome pare essere
Donato (o Donald per gli amici, con il prefisso Mac nelle ricorrenze
ufficiali).
Ma questa e' storia moderna. (Una coproduzione Peppe
Cortese-Andrea-CarloIV)
122. Tutti i funghi sono commestibili; alcuni una volta sola.
(Laurence)
123. Cosa fa un assassino in un campo di cereali? Il cereal killer.
124. La vita è come un pranzo: al momento del dolce qualcuno ti porta
il conto.
125. Al ristorante il piatto del giorno va bene a condizione di sapere
in che giorno è stato preparato. (Pierre Dac)
126. Ma cos'è un organismo transgenico, una cosa che si mangia?
Siiiiì! dicono alcuni. Fossi matto! dicono altri. Io faccio fatica a
capire, c'è confusione. Così ho chiesto a un mio amico professore come
stanno le cose. Mi ha detto che un transgenico è un organismo ottenuto
in laboratorio dagli ingegneri molecolari. Prendono una cellula di
canguro, di lumaca o di carciofo, tirano fuori certi pezzi di certe
molecole e le sparano in una cellula di patata, di pettirosso o di
cinghiale. Poi cercano di farla crescere. Quasi sempre la cellula
muore, vorrei vedere voi se vi cangurassero il DNA, anche solo un
pochettino.... Però una su mille di queste cellule di pettirosso
carciofate sopravvive. Se è sfigata si sviluppa e diventa un esserino.
Il risultato è un organismo transgenico. La natura da sola non lo
farebbe nemmeno in miliardi di anni. Loro lo fanno in tre mesi. Sono
vere e proprie creazioni. Siamo passati dai creatori di moda alla
Armani alla moda della creazione alla Monsanto. A volte gli ingegneri
molecolari cercano di fare cose che sembrano sensate. Sembrano. Per
esempio un riso transgenico con vitamina A, quella che normalmente sta
nelle carote e nei pomodori. Ma non è più semplice farsi un bel
risotto con le carote o i pomodori, piuttosto che un riso in bianco
con la vitamina A incorporata dagli ingegneri? E non ci avrà i suoi
buoni motivi il riso per non avere la vitamina A? Il buon motivo degli
ingegneri è che mentre gli indonesiani il riso e le carote naturali ce
li hanno già, le sementi artificiali del riso vitaminizzato dovrebbero
comprarle ogni anno dagli ingegneri statunitensi. Ma poi durerà? Hanno
inventato eucalipti transgenici con il legno fatto su misura per le
cartiere. Peccato che sono così smidollati che non stanno più in piedi
da soli e sono così deboli che se li pappano le formiche. Altro che le
cartiere! Insomma se la natura ottimizza un organismo in milioni di
anni, siamo sicuri di fare meglio noi in tre mesi? Gli ingegneri
potrebbero anche accontentarsi di poco. Dai, un trapiantino di due
genietti da una carota a una rapa... non si nega a nessuno. No, loro
vogliono strafare. Geni di antigelo di merluzzo nei pomodori, per
coltivare i Sanmarzano sull'Adamello. Geni di lucciola nel tabacco,
per trovare le sigarette anche al buio. Insomma si sono un po' montati
la testa. E se uno di questi scarraffoni gli scappa? Se è un cinghiale
cangurato è facile beccarlo. Boing, boing, boing.... Pum! Ma se è un
branzino viperato? Chi lo becca più? Chi fa più il bagno? Se è un
insettino, un microbino, un'amebuccia con qualche vizzietto nuovo, chi
li trova più? Gli ingegneri genetici statunitensi hanno creato un
pecora che produce seta. Hanno preso un gene di ragno e lo hanno
sparato in una cellula di pecora. Ci credereste? La cellula pecoreccia
è sopravvissuta a questo stupro aracnoide. Per sua sfiga è diventata
un vera "pecora". Anzi un pecoragno. Fa la lana e la seta. Con una
piccola modifica farà anche le uova. Ma la seta pecoreccia non è dove
la avrebbe messa un ingegnere figlio di contadini. E' dove la
metterebbe un ingegnere figlio di ingegneri: si munge dalle mammelle
del pecoragno. Serve all'esercito statunitense per fare giubbotti
antiproiettile più leggeri e resistenti. Il filo di seta del ragno ha
una resistenza superiore a quella di qualunque filo di qualunque
materiale prodotto dall'uomo. Nessuno conosce ancora la resistenza
biologica delle pecore arragnate. Non ci sono limiti alla fantasia
degli ingegneri. L'unico limite è la sopravvivenza. Solo un esserino
sperimentale su mille gli sopravvive. Voi chiamereste ingegneri quelli
che su mille case gliene cadono 999? Praticoni, pasticcioni forse li
chiamerste. O la va o la spacca. Per questo è più giusto parlare di
manipolazioni che non di modificazioni genetiche. Anni fa gli uffici
marketing delle multinazionali transgeniche avevano escogitato questa
storiella. Da sempre l'uomo crea specie nuove: ha creato il mulo
dall'asino e dal cavallo; ha creato le specie dei cani; ha creato le
rose; ha creato gli ibridi del mais. Gli ingegneri genetici fanno la
stessa cosa che gli antichi agricoltori e gli antichi allevatori.
Continuano quest'opera di miglioramento della natura, aiutandola a
creare nuove specie dove lei non arriva da sola. Negli ultimi anni è
stato anche questo argomento pubblicitario, secondo cui un mulo e un
pecoragno sarebbero egualmente naturali o egualmente innaturali, a
minare talmente la credibilità delle multinazionali transgeniche che
le azioni di molte di loro sono crollate. La Deutsche Bank ha
consigliato la sua clientela di disinvestire dal transgenico,
rendendono il crollo ancora più pesante. La maggioranza degli europei
non ne vuole proprio sapere di cibi transgenici. Ormai a queste
aziende la gente non crede più nemmeno quando dicono la verità. Se
leggi un giornale britannico ti rendi conto che quei giornalisti hanno
spiegato bene ai loro lettori la differenza tra un mulo e un pecoragno
e la necessità di diffidare della propaganda commerciale. In Italia
invece è l'opposto. Molti dei maggiori giornali conducono una campagna
militante a favore dei cibi transgenici. Usano però argomenti che gli
stessi pubblicitari delle multinazionali transgeniche hanno
abbandonato perchè controproducenti. Qualche tempo fa si poteva
leggere su un giornale italiano (i punti esclamativi sono miei): "I
nostri alpini durante la ritirata di Russia si nutrirono a malincuore
dei carissimi muli, caduti stremati. Era carne transgenica (!),
ottenuta artificialmente (!) accoppiando un asino a una cavalla. Il
mulo è un animale il cui DNA ibrido è identico (!) a quello che gli
scienziati creano in laboratorio tra tanta paura. Nessun alpino soffrì
per il cibo transgenico (!), molti ne ebbero salva la vita." (...)
"... i cani e i gatti che amiamo, le specie di ovini, bovini e suini
che proteggiamo con cura non sono "naturali" (!). Sono ibridi,
innestati, selezionati, da antichi ingegneri genetici (!) che si
chiamavano contadini e pastori." Ma perchè se compro un giornale
inglese mi chiariscono le idee ma se compro un giornale italiano me le
confondono? Quando il risultato di un articolo è di fare confusione
invece che chiarezza, siamo di fronte a una mutazione, a un
giornalismo transgenico. Definire "cibo transgenico" la carne di mulo
e "ingegneri genetici" gli antichi contadini e pastori è una tale
sciocchezza, che non salverebbe uno scolaro delle medie dalla
insufficienza in un compito in classe. Definire non naturali gli ovini
e suini ottenuti facendo copulare diverse varietà, non è solo
ostentazione di ignoranza. E' anche socialmente pericoloso. Secondo la
stessa logica anche il bambino mulatto di un piemontese e di una
nigeriana sarebbe non naturale. Capisco che un giornalista non
specialista possa avere le idee così confuse sulla biologia e le
aziende transgeniche. Ma non capisco chi lo obblighi a scriverci sopra
un editoriale. Il giornalista transgenico attribuisce la diffidenza
verso i cibi transgenici alla "paura" (tre volte), alla
"irrazionalità" (due volte) e alla "fobia". Forse non si rende conto
che è proprio la confusione il terreno più favorevole per la
irrazionalità. Definisce "innoqui" i cibi transgenici e assicura che
questi ridurranno l'uso dei pesticidi e sfameranno il mondo. Ma come
fa un giornalista a sapere cose che gli stessi scienziati e le stesse
multinazionali transgeniche ammmettono di non sapere? Lo hanno scritto
anche in internet: nessuno - nemmeno loro - può ancora accertare se
una pianta o un cibo transgenico siano innoqui oppure no. Le due
speranze "meno pesticidi" e "più cibi per gli affamati" sono già state
smontate da numerosi biologi e agronomi e anche dalla lettera aperta
scritta agli inglesi dal loro futuro re, il principe di Galles, sul
Daily Mail. Le stesse multinazionali sono ora più prudenti con questi
argomenti. Il giornalista transgenico però ha una sicura attenuante
che depone per la sua incorruttibilità: la sua teoria della "carne di
mulo transgenica". Questa per me è la prova del nove. Se un
propagandista delle multinazionali dell'ingegneria genetica scrivesse
ancora queste cose nei suoi comunicati stampa, probabilmente verrebbe
licenziato in tronco e citato per danni dal suo ex-datore di lavoro.
(Beppe Grillo)
127. Ecco un bel menu...
Scorie di parmigiano reggiano
Pasta con le gondole voraci (nella busta di cefalon)
Frittura di crampi
Funghi traforati/intrufolati (avvolti nella carta spagnola)
Caciocavallo ammufficato
Pesche sciroccate
Granata di limone con panna
Cioccolata, anche se vengono le eruttazioni cutanee
Dolce con l'uva passera
Pasticerria mignot (nella carta all'uminio)
Caffè con una zolla di zucchero
Birra doppio smalto
Latte pazzamente scremato/parzialmente stremato/screpolato, e a lunga
conversazione
128. Fu veramente un audace colui che per primo mangio' un'ostrica.
(Jonathan Swift)
129. Sesso e cibo sono analoghi. Poco molte volte e' meglio che molto
poche volte. (Tom Sharpe)
130. Che differenza c'e' tra Cecchi Gori e la sindrome della Mucca
Pazza? Nessuna, perché tutti e due hanno rovinato la "Fiorentina"...
131. Viviamo in un'epoca in cui la pizza arriva a domicilio prima
della polizia. (Jeff Marder)
132. Un buon pranzo giova molto alla conversazione. Non si puo'
pensare bene, ne' amare bene, se non si e' pranzato bene. (Virginia
Woolf) (in 'Una stanza tutta per sé')
133. Se al ristorante ordini del BRASATO, ricordati di SALDARE il
conto. (Andrea `Zuse' Balestrero)
134. Snacktrek: La particolare usanza, durante la ricerca di uno
snack, di ritornare costantemente al frigorifero nella speranza che
qualcosa di nuovo si sia materializzato. (Rich Hall)
135. Uova e pancetta: un giono di lavoro per la gallina... i risparmi
di una vita per il maiale.
136. Non riesco a sopportare quelli che non prendono seriamente il
cibo. (Oscar Wilde)
137. Elton John ha speso sette milioni per una fiorentina. Quando si
e’ accorto di aver pagato una battona di Fiesole, l’ha rispedita
indietro schifato. (Vincent)
138. Mangiare i tortellini con la prospettiva della vita eterna, rende
migliori anche i tortellini, più che mangiarli con la prospettiva di
finire nel nulla. (Card. Giacomo Biffi)
139. Chissà come mangiano bene i ricettatori... (Guru)
140. E' pericoloso fare il bagno prima che siano trascorse tre ore
dall'aver mangiato dei funghi velenosi. (Cavanna)
141. Mi hanno chiesto: lei è in favore della liberalizzazione delle
droghe? Ho risposto: prima cominciamo con la liberalizzazione del
pane. E' soggetto a proibizionismo feroce in metà del mondo. (Jose
Saramago)
142. Una fetta biscottata cade sempre dal lato imburrato... E pensare
che basterebbe imburrarla dall'altro lato!!! (Anonimo)
143. "Hai mai preso una posizione seria nella vita?". "Si', da piccolo
rifiutai degli spinaci". (Woody Allen in "Il dormiglione")
144. Mangiare in bianco non da' sugo alla vita. (Fulvio Fiori)
145. Tutto ciò che soddisfa la fame, è buono da mangiare. (Proverbio
Cinese)
146. Siamo troppo educati per morire di fame. Moriremo di appetito.
147. Una mortadella guarda dritto negli occhi un coltello e gli
chiede: "Ma tu nei miei confronti cosa provi?". Il coltello risponde:
"Affetto..."
148. Non le piacque la cucina greca. "Roba del genere dovrebbe uscire
dal mio corpo, non entrarci !" disse. (Daniele Luttazzi)
149. Passi bruciare una bistecca. Passi bruciare un hamburger. Passi
bruciare l'arrosto. Ma la Simmenthal !
150. Nouvelle cuisine, tradotto, significa più o meno: "Non posso
credere di aver speso 96 dollari e di avere ancora fame". (Mike Kalin)
--
#2225. Lo sapevate che... negli incidenti stradali i naziskin non hanno mai torto?
Perché vengono sempre da destra. (Leo Ortolani)
http://www.drzap.it
Oltre 51.200 battute e barzellette
Dr Zap (e-mail : v. sul sito)