On 2008-07-03 09:00:00 +0200, "mauro minervini"
<
maurominervini2nnn@virgilio.it> said:
> penso che se qualcuno perde un cliente non in grado di capire che differenza
> ci sia tra uno di questi Enfield ed uno controllato e bancato, possa fare a
> meno di tentare il suicidio
Anch'io sono uno di quei mentecatti incapaci che non sono in grado di
capire la differenza che c'è tra un Enfield della Marina ed uno
controllato e bancato!
(Giuro... la differenza proprio non riesco a capirla, perchè erano
fucili che stavano nello stesso magazzino fino a due anni fa!).
Infatti ho seguito tutta la trafila, e mi sono portato a casa diversi
pezzi (comprese alcune ottime pistole della Regia Marina).
Certo, li ho pagati quasi il quadruplo di quello che li ha pagati
Euroarms (che ha speso 26 euro a pezzo contro i miei quasi 100!), ma
sono pezzi ottimi.
E non poteva essere diversamente, visto che sono arrivati in Italia e
nella quasi totalità non sono mai stati usati!
Ovviamente ho preso diversi pezzi... e la qualità è mediamente ottima.
Ho eseguito tutte le verifiche del caso e non ho avuto alcuna necessità
di intervenire per sistemare problemi.
Mi sono quindi limitato ad una generosa ripulita (che, fatta dal
proprietario, è stata sicuramente più accurata di quella fatta
"d'ufficio" in 10 minuti dall'operaio di un generico distributore
all'ingrosso!).
Tutti i valori dell'arma (head space ecc.) sono assolutamente nella
norma e le canne, attentamente osservate al boroscopio, si sono
rivelate in condizioni ottime.
Per la bancatura non ci sono problemi di sorta, fermo restando che per
questi fucili della Marina vale quello che scrisse il Dr. Mori per i
fucili alienati dal PMAL di Terni, e la bancatura non è legalmente
necessaria.
Volendoli bancare, comunque, il costo è di 17 euro a pezzo (certo...
molto più di quanto non paghi il distributore o l'importatore, ma non è
certo un importo che tolga il sonno!).
Se poi qualcuno ha ancora voglia di darmi lezioni sui fucili ex
ordinanza... io sono sempre qui, pronto ad imparare.
Credo che la morale sia piuttosto semplice... c'è chi ha comprato
10.000 fucili e li ha pagati 26 euro l'uno.
Se li avesse rimessi in vendita con un ricarico (che io considero)
congruo li avrebbe già rivenduti tutti facendo un ottimo guadagno.
Invece i prezzi di vendita vanno dai 450 ai 1500 euro (per modelli
particolarissimi e pregiati, che comunque sono costati 26 euro come gli
altri!).
Oltretutto la particolare (e discutibilissima!) struttura distributiva
della Euroarms, che non consente di scegliere il pezzo direttamente ma
costringe a "sperare" nella buona sorte, non è diverso dal meccanismo
utilizzato nell'alienazione di armi militari.
A questo punto, se devo vedermi arrivare un fucile brutto e pagarlo 450
euro (tanto il trasporto lo devo comunque pagare se lo voglio rimandare
indietro!), tanto vale spendere meno di un quarto di quella cifra e
comprare un fucile che magari sarà dotato anche di volley sight :-)
Non è la prima volta che dico di non essere d'accordo con la politica
distributiva dell'Euroarms.
Non voglio essere io a pagare l'Università ai figli degli armieri che
vendono ex ordinanza, che applicano ricarichi tra il 20% (rari come le
mosche bianche!) ed il 100% (ed oltre!) a fronte di una intermediazione
resa obbligatoria solo dalla scelta di Euroarms di non vendere
direttamente agli utenti finali.
E soprattutto non sono disposto a pagare a prezzi stratosferici
qualcosa che non mi si vuole neppure mostrare, se non dopo averlo
assoggettato al costo del trasporto verso un'armeria.
Per questa ragione il mio ultimo acquisto di un fucile proveniente da
Euroarms è del maggio 2004, e dubito fortemente che mi capiterà mai più
di fare acquisti colà, salvo che l'azienda non decida (e sarebbe ora!)
di vendere direttamente al pubblico consentendo di scegliere un pezzo,
pagarlo, e ritirarlo immediatamente.
Vedo che ultimamente c'è la tendenza a parlar male degli acquisti di
armi effettuati direttamente presso l'arsenale militare.
E non posso fare a meno di notare che questi consigli vengono quasi
sempre da chi di ex ordinanza ne sa... pochino (è un eufemismo) e
soprattutto armi a Terni ed a Taranto non ne ha mai prese.
In Italia abbiamo sia Terni che Taranto che alienano dei fucili
militari che sono stati conservati, dopo la dismissione dal servizio,
secondo standard decisamente superiori rispetto a quelli di qualunque
armeria.
Queste armi vengono cedute a collezionisti a prezzi di gran lunga
inferiori rispetto a quelli che vengono praticati dai "distributori".
E per esperienza diretta (sono un cliente sia di Terni che di Taranto!)
si tratta di armi in ottime condizioni di conservazione (e molto spesso
con tracce di usura minime) che sono vendute ad un prezzo onestissimo,
che è una frazione del prezzo al quale possiamo trovare le STESSE armi
nelle rastrelliere delle armerie.
Fino a pochi anni fa il problema era la bancatura, perchè il Banco (che
è una struttura privata gestita con criteri "discutibili") rifiutava di
bancare le armi che provenivano dal PMAL.
Oggi, a seguito di una circolare del Mininterno (che ha chiarito al
Banco ciò che sarebbe già dovuto essere chiaro!) le armi acquistate a
Terni o a Taranto possono essere presentate al Banco per la prova
forzata e per la bancatura. Il prezzo finale di questa procedura è di
17 euro (per i privati... molto meno per le armerie).
Il mio parere di collezionista di ex ordinanza, per quel poco che vale,
è quello di comprare i propri pezzi tra quelli proposti da Terni e da
Taranto.
E di rivolgersi alle armerie solo per quei pezzi che non sia possibile
ricevere dalle alienazioni delle Forze Armate.
Buona giornata