In data 07 ottobre 2008 alle ore 16:26:47, Mamo (R) <
mamoNOSPAM@gmail.com>
ha scritto:
> On Tue, 07 Oct 2008 15:01:20 +0200, in it.diritto.internet "Gianluca
> Turconi"
> wrote:
>
>> a) "si modifichino le informazioni". In caso di rifiuto del messaggio
>> tramite moderazione non si modifica l'informazione, semplicemente non la
>> si fa passare;
>>
> Ecco... questo è un "rivesciamento della logica" cui non avevo mai
> pensato.
> La moderazione come _rifiuto_ e non come _approvazione_
Come faceva giustamente notare lorenzodes in un messaggio successivo,
questo rovesciamento è valido se non c'è approvazione esplicita di un
moderatore per far passare i messaggi.
Tu, se non sbaglio, parlavi di moderazione attraverso keyword, quindi
presumo che il blocco non prevedesse un effettivo controllo umano sul
contenuto *in alcun caso*.
>> trasmissione. Se la moderazione rispetta il protocollo, è OK;
> Tu dici che il rispetto delle norme di accesso è dato dalle "specifiche"
> tecniche"; e non anche/oppure dalle policy della singola gerarchia?
In un primo momento a questo non avevo pensato. Ma protrebbe essere
tranquillamente, nell'eventualità, per esempio, che si moderi una
gerarchia che generalmente non lo è sugli altri server. L'unico fatto che
mi lascia nel dubbio è che non sia stato specificato nel decreto alcun
riferimento alle policy come invece è stato fatto espressamente nel punto
successivo dello stesso articolo.
Mi auguro comunque che tu capisca bene che questo brainstorming che stiamo
facendo è *molto* teorico, perché non c'è abbastanza dottrina e meno
ancora giurisprudenza sul "caching" e la sua moderazione.
>> moderazione non dovrebbe interrompere la catena di tracciabilità delle
>> informazioni. Tuttavia, se ci fosse scritto "nel settore, per ottenere
> Quindi, ad esempio, sono vivamente da sconsigliare le modifiche degli
> header,
> addirittura il loro oscuramento, l'anonimizzazione...
> Ho capito bene?
> Questo mi sembra interessante.
Sì, almeno secondo la mia opinione.
>> disabilitazione." Quest punto di responsabilità, se riferito all'NNTP e
>> a
>> una sua eventuale moderazione è sinceramente curioso, perché il fine
>> ultimo dei newsgroup è proprio quello di fornire una bacheca virtuale,
>> dove le notizie rimangano nel tempo e non circostanziare i motivi per
>> cui
>> l'informazione possa essere rimossa alla fonte è quanto meno stupido.
>> Per
>> esempio, la "morte" del server originario obbligherebbe a rimuovere il
>> tutto anche da un secondo nodo? Sarebbe irragionevole, ma nella norma
>> non
>> si trovano appigli per negarlo.
> Provo a dare una diversa chiave.
> Nel protocollo, direi che il 'cancel' ottempera alla previsione, nel
> caso in
> cui, a richiederla, sia il mittente originario (Corollario: l'onorare il
> cancel, diventa un'obbligo).
> Ma, nel caso la richiesta provenga da altre fonti, diverse dal mittente
> (ovviamente legittimate ad avanzarla), chi deve operare?
Intendi per esempio un terzo legittimato che si considera diffamato?
Se è così, dipende.
In questa sentenza:
http://www.altalex.com/index.php?idstr=82&idnot=39166
si dichiara la non responsabilità del fornitore di servizi per
l'inattività, ma non c'era moderazione, né il messaggio è stato
riconosciuto come diffamatorio, alla fine.
Allo stesso tempo però, Google risponde spesso e volentieri eliminando dai
propri record pagine considerate diffamatorie, anche in mancanza di
sentenze. Lo so per interposta persona. Non ho idea se facciano lo stesso
con Google gruppi, ma non vedo motivo perché vi sia politica differente.
> La risposta canonica, sinora, è stato riferirsi a chi amministra il
> server di
> "iniezione" dell'articolo.
> Ma questo lo si può considerare comunque valido anche nel caso ci sia un
> "intermediario" terzo, quale il moderatore?
Ma nello specifico, quali responsabilità avrebbe il moderatore automatico
o chi l'ha preparato? Se il messaggio è stato su un server abbastanza a
lungo da poter iniziare la propagazione sugli altri server, con moderatore
o senza il messaggio si sarebbe diffuso comunque. Anzi, la presenza di un
moderatore e l'eventuale gap temporale prima dell'effettiva pubblicazione
sul secondo server potrebbe addirittura evitare o limitare il danno,
perché il cancel potrebbe giungere quando ancora il messaggio è in
moderazione, quindi non vi sarebbe alcuna diffusione. Però bisognerebbe
sapere le specifiche tecniche dell'implementazione del sistema, di cui non
mi intendo.
>> Conclusione, sempre IMHO: se non si modifica l'informazione, si
>> rispettano
>> il protocollo e le best practise, non si "offusca" il messaggio
>> rendendone
>> irrintracciabile l'origine e si informa le autorità per attività
>> illecite
>> di cui si dovese venire a conoscenza, la moderazione automatica non
>> relativa al contenuto non *deve* comportare nessuna responsabilità per
>> chi
>> la mette in pratica.
> Quindi, comunque, tu poni a carico del moderatore una responsabilità di
> vigilanza...
Se è umano, l'eventuale responsabilità c'è per forza. Lorenzodes ce l'ha
detto molte volte. ;-P
Bisogna considerare se ciò è da ritenersi un male. Cioè, mettiamo per pura
ipotesi di essere il moderatore di un gruppo binario destinato alle
immagini. Il primo pericolo che mi viene in mente: *diffusione* di
immagini pedopornografiche.
In presenza di un moderatore: l'eventuale immagine viene bloccata (o
meglio ancora respinta in automatico), non diffusa, si avvertono le
autorità, iniziano le indagini, il fornitore di servizi finisce
nell'indagine come pure il moderatore (sotto processo, forse...).
In assenza del moderatore: l'immagine passa, viene diffusa, *se* viene
scoperta iniziano le indagini, il fornitore di servizi finisce immischiato
comunque.
Notiamo le differenze e il ruolo del moderatore: nel primo caso il danno
risulta notevolmente limitato e circoscritto, e le autorità dovrebbero
essere deliziate dalla cosa, perché il loro compito dovrebbe essere
*prevenire* e non *reprimere*. L'attività repressiva è comunque facilitata
dalla collaborazione attiva del fornitore di servizi e del moderatore in
una fase in cui l'autorità inquirente nemmeno si sognava che ci fosse
qualcosa su cui indagare.
Il decreto legislativo di cui parliamo afferma espressamente che non
esiste un *obbligo* di controllo, ma non parla affatto di *divieto*.
L'assenza dell'obbligo permette al fornitore di servizi di evitare la
colpa in vigilando per il danno se non fa niente, ma in presenza di
moderazione (con relativa ssunzione di responsabilità in caso di errore)
si può addirittura evitare il sorgere del danno. E scusatemi, ma non mi
pare affatto poco.
Ciò non vuol dire diventare sceriffi - azione di ricerca attiva
chiaramente illecita - come è stato accennato all'inizio del thread,
perché comunque è una normale attività posta in essere nella propria
professione, alla stessa stregua dei controlli volontari a campione
nell'industria alimentare o zootecnica, oltre a quelli obbligatori. Anche
là, se sbagli, paghi. Per questo non si devono più fare i controlli?
Tirando le somme, come già avevo scritto all'inizio del thread, la
decisione spetta al fornitore di servizi. Se vuole tenere una posizione
prudente perché non ha voglia/tempo/coraggio, non fa nulla, con la
possibilità di essere chiamato in giudizio comunque, esattamente come se
ci fosse la moderazione, tenendo conto delle possibili diversità di
imputabilità e responsabilità, come pure dei diversi danni che si
verrebbero a creare, come scritto sopra, secondo la scelta compiuta.
Sul fatto che anche in mancanza di moderazione il fornitore di servizi
possa essere chiamato in giudizio, quindi implicato in un processo anche
penale molto lungo come paventava lorenzodes, non esistono dubbi, perché è
già successo diverse volte, con soluzioni alterne e "creative". Si può
dire che sia giuridicamente sbagliato, però intanto loro (la P.G. e i
processi) vanno avanti su questa falsa riga.
Qindi, assolutamente IMO e senza pretese di essere nel giusto, io
preferisco provare a evitare il danno a priori, piuttosto che affidarmi
sempre e comunque alla preparazione tecnica, informatica come pure
giuridica, della P.G. e dei giudici.
Saluti,
Gianluca
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