C'era la Chiesa del papa "buono":"Bisogna essere moderni...",che cercava il
dialogo con i giovani,e permetteva le messe beat!(E,probabilmente alla
lunga,avrebbe dato qualche speranza ai divorziati ed ai gay...e
magari,avrebbe colpito di piu' i preti pedofili).Ora,si ritorna al
latino,al canto gregoriano,e,quel che e' peggio,alla chiusura su uno
strumento di sicurezza sanitaria(non di piacere,il condom e' una
tortura!)che,invece,specialmente in Africa,ma anche nel mondo occidentale
"civilizzato",sarebbe una barriera(sic)contro il diffondersi delle varia
malattie,specialmente l'AIDS!!!Ma santo padre,mi scusi l'irreverenza di un
semplice cittadino internettiano,non puo' essere piu' sensibile,e sentire
le istanze che le provengono dal basso,oltre a quelle che(ci dicono)le
arrivano dall'alto?;-)
da un articolo di Aldo Cazzullo sul Corriere del 4 ottobre 2008,a:
http://www.corriere.it/politica/08_ottobre_04/confessore_papa_cc633108-91d5-11dd-b85e-00144f02aabc.shtml
IL CASO.Il prete e le confessioni dei fedeli:
«Non ce lo dicono nemmeno più»«I giovani non sanno cosa sono i metodi
naturali, siamo lontanissimi dalla loro sensibilità»
ROMA - «Non lo confessano nemmeno più. Non lo sentono come peccato. Il
tradimento, sì. La masturbazione, i giochi sessuali tra maschi, anche. La
pillola del giorno dopo, talvolta. Ma il preservativo proprio no. Una
ragazza mi ha chiesto: "Cosa toglie all'amore un pezzo di plastica?". Non è
stato facile risponderle».
C'è, alla periferia di Roma, un parroco - «non scriva il mio nome», chiede
sorridendo, «se no mi scomunicano» - di grande esperienza e umanità. Studi
di teologia a Roma; formazione in una parrocchia di campagna, in una
provincia prima molto democristiana poi molto leghista; ritorno nella
capitale. La sua chiesa è in un quartiere popolare - gente di borgata e
piccola borghesia -, ma è frequentata anche dai benestanti delle ville non
lontane della Cassia. «Però è caduta la differenza di un tempo, quando tra i
borghesi, almeno tra le donne, c'era maggiore rigidità, e i ceti popolari
avevano costumi più disinibiti. Oggi i giovani sono tutti, o quasi,
disinibiti». Il parroco non tradirebbe mai un segreto personale ricevuto in
confessione. Ma accetta di raccontare come si allarghi ogni giorno di più la
distanza tra precetti e vita, denunciata ieri anche dal Papa. «I rapporti
prematrimoniali si confessano di rado. Come i rapporti con le prostitute. Di
preservativo, poi, in confessionale non si parla mai. La pillola, ancora
peggio. Una sola volta, una diciassettenne che aveva preso la pillola del
giorno dopo ha sentito il bisogno di raccontarlo, davanti agli altri
ragazzi: l'ha vissuta come un fatto abortivo, come una cosa che non si fa. I
metodi naturali, indicati dalla chiesa, non sanno cosa siano. Ne parliamo,
verso la metà del corso prematrimoniale: il metodo Ogino-Knaus, il calcolo
della temperatura basale... Occhi sgranati. Domande cui è difficile
rispondere. "Perché il preservativo è peccato e non lo è il coito
interrotto, che magari si conclude in forme poco rispettose della donna?".
Rispondo che se c'è il consenso della donna non c'è mancanza di rispetto,
che comunque il coito interrotto non è consigliato, e in ogni caso non ci
dev'essere onanismo. Ma mi accorgo di essere lontanissimo dalla loro
sensibilità. L'impressione è che più la Chiesa radicalizza la sua posizione,
più i giovani la percepiscono come distante, e quindi si sentono liberi».
Non è sempre stato così. «Quando studiavo teologia, ricordo che in alcune
basiliche romane i confessori indagavano, facevano domande specifiche,
entravano nei dettagli; fino a quando i superiori non li hanno richiamati.
Nella diocesi del profondo Nord, i parroci erano molto moralisti,
inculcavano una mentalità rigida. Ogni domenica pomeriggio, ai Vespri,
insegnavano a fare l'esame di coscienza, comandamento per comandamento, e si
soffermavano in particolare sul sesto: "Chiedetevi se avete rispettato il
vostro corpo e quello del coniuge, se avete avuto rapporti non puri...".
Così i fedeli si confessavano recitando formule antiche: "Ho commesso atti
non puri", "ho avuto rapporti non corretti", e anche: "Ho fornicato". Un
uomo mi raccontò di averci messo dieci anni a scoprire com'era fatta la
moglie: pensavano che fare l'amore a luce accesa fosse peccato. Ma vedevi
anche le nuove generazioni cambiare, convivere prima del matrimonio,
sorridere del parroco che cominciava l'omelia denunciando i due giovani
sorpresi in intimità davanti alla chiesa. Adesso capita di ricevere
confidenze, ma più facilmente fuori dal confessionale. A volte sono il primo
a sapere che una donna è incinta, o ha difficoltà a restarlo. Ma per il
resto non c'è verso: "Se ci amiamo, cosa c'è di male?". "A me la pillola
l'ha data il ginecologo per la mia salute, perché non dovrei?". Fanno
coincidere sesso e amore, li confondono: "Sì, ci siamo lasciati, ma in quel
momento lì ci amavamo". Mi dicono che la Chiesa dovrebbe occuparsi del
Vangelo, non del sesso; e non mi capiscono, quando rispondo che anche così
predichiamo il Vangelo».
«Questo Papa è considerato intelligentissimo, ma distante. Io non la penso
così, però i fedeli considerano che la Chiesa abbia compiuto un passo
indietro, che sia più tradizionalista, meno misericordiosa. È accaduto anche
con Giovanni Paolo II, all'inizio; poi hanno imparato ad amarlo. Ho portato
un gruppo di giovani a Sydney per le Giornate della Gioventù, li ho visti
molto sensibili ai messaggi forti di Benedetto XVI. Si comincia a trovare
qualche ragazza che crede nella castità, che vive la verginità fino al
matrimonio. Credo sia giusto indicare ai giovani, anche ai più disinibiti,
un obiettivo, un cambiamento, un cammino. Sono un confessore, non un
investigatore: invito all'esame di coscienza; non faccio troppe domande,
cerco di far sì che ci arrivino da soli. E, quando mi fanno notare che ci
sono peccati più gravi, rispondo che hanno ragione».