Politica (Poesie scelte 1997 – 2008)
di Aharon Shabtai
Multimedia Edizioni 2008, via del Convento, 73 - 84081 Baronissi (SA)
Collana: Poesia come pane
Pagine: 104 Testo a fronte: No
Prezzo: 13.00 €
Per l’acquisto: www.casadellapoesia.org
Il volume è parte dei progetti di Casa della poesia ed è realizzato in
collaborazione con ISM-Italia (International Solidarity Movement – Italia)
Aharon Shabtai, nato nel 1939, è uno dei maggiori poeti israeliani
contemporanei Ha studiato Greco e Filosofia alla Hebrew University, alla
Sorbona e a Cambridge. Insegna letteratura ebraica all’Università di Tel
Aviv. Shabtai è il più accreditato traduttore di drammi greci in ebraico e
ha ricevuto nel 1993 il premio del Primo Ministro per la Traduzione. È
autore di più di quindici libri di poesia e sue traduzioni sono apparse in
numerose riviste, incluse la American Poetry Review, la London Review of
Books, e Parnassus in Review. Un'ampia selezione delle sue poesie, "Love &
Selected Poems", è stata pubblicata nel 1997 da Sheep Meadow Press.
Molte sue poesie politiche sono state pubblicate nel supplemento
letterario settimanale del quotidiano israeliano Ha’aretz e hanno
provocato lettere di sdegno all’editore e minacce di cancellare
abbonamenti.
Espressioni come: “Voi leggete l’Haggadah /come maiali/ (...) Uscite fuori
a guardare:/gli schiavi si stanno sollevando”, hanno creato a Shabtai seri
problemi in patria.
La responsabilità principale di un poeta, secondo Shabtai, è — almeno a
livello letterario — freschezza, attenzione e sorpresa. E quando le cose
precipitano, lo scrittore responsabile non può non applicare questi valori
al meno piacevole e forse il più civoloso dei soggetti letterari — la
politica e gli affari pubblici.
“Nei tempi oscuri è possibile ancora cantare?” si domandava Bertolt
Brecht. “Sì,” si rispondeva “bisognerà cantare dei tempi oscuri”.
Il suo libro "J'Accuse", ha vinto il premio del PEN American Center.
Rifacendosi alla famosa lettera in cui Emile Zola denunciava
l’antisemitismo del governo francese durante l’affare Dreyfus, Shabtai
accusa il suo paese di crimini contro l’umanità rifiutando di abbandonare
la sua fede nei valori morali della società israeliana e di tacere di
fronte agli atti di barbarie e di brutalità.
Nel 2007 ha preso parte a "VersoSud. Incontri internazionali di poesia"
(Reggio Calabria).
La sua raccolta "Politica" (l'unica reperibile in Italia) è stata
pubblicata dalla Multimedia Edizioni / Casa della poesia, nel maggio 2008.
Prefazione
Egi Volterrani
Questa raccolta di poesie di Aharon Shabtai esce in un momento per molti
aspetti particolare, che può pregiudicarne una fruizione attenta a tutte
le articolazioni del discorso poetico e alla ricerca formale, spesso
innovativa e disinvolta che l’Autore porta avanti con determinazione, pur
affrontando spesso temi di impegno civile che facilmente possono spostare
l’attenzione e la sensibilità del lettore nel campo dell’emozione e della
drammaticità del messaggio comunicato.
La pesante, difficile particolarità congiunturale, determinata sia
dall’iniziativa politica e sia dal comportamento internazionale dello
stato di Israele – l’ambito sociale dove si sviluppa quotidianamente
l’attività del poeta – si complica in questi giorni per le polemiche
suscitate in Francia e in Italia dall’invito allo stato di Israele come
ospite d’onore delle fiere internazionali del libro di Parigi1 e di
Torino. L’invito è stato sollecitato dalla diplomazia israeliana, e
conseguentemente formulato dagli interlocutori europei, in occasione del
sessantesimo anno dalla fondazione dello Stato Ebraico. L’iniziativa si
qualifica immediatamente come “di parte”, sia rispetto alla situazione
conflittuale che si registra in Medio Oriente, tra Israele e Palestina, e
sia rispetto alla disputa politica interna alla società israeliana, dove
l’opposizione alla linea aggressiva e oppressiva del governo attuale è da
quello stesso governo duramente conculcata, per non dire perseguitata.
In questa situazione, le composizioni di Aharon Shabtai potranno
incontrare polemiche e provocare fraintendimenti che non gioveranno,
forse, a una lettura critica intesa soprattutto a cogliere la
caratterizzazione molto originale della scrittura di uno dei più
interessanti poeti contemporanei di ispirazione “civile”. La struttura
stessa della compilazione, che mette insieme versi di raccolte recenti, è
organizzata in modo attentamente significativo.
Dopo alcuni componimenti che documentano un sottofondo generale, un
ambiente ostile e coercitivo (Aeroporto Ben Gurion, Sharon, Il muro…), si
liberano a sorpresa brevi, lineari ed eleganti invocazioni, le preghiere
che auspicano la sconfitta dell’esercito di Israele impegnato nella
recente guerra del Libano. Inaspettatamente, queste preghiere si
organizzano in un canto. “È possibile cantare in tempi oscuri? – Si
domandava Bertolt Brecht – Si può cantare l’oscurità dei tempi”.
Poi, il canto di Aharon Shabtai si sviluppa su altri temi, dell’attualità
o della memoria, con la stessa linearità, traendo ispirazione – con
incredibile immediatezza, verrebbe da dire “freschezza” – da frammenti di
una realtà quotidiana, intima ed evocativa, che si definiscono
dettagliatamente emergendo dal marasma di un paesaggio di guerra,
sconvolto dalla violenza o reso impenetrabile dalla devastazione – e
magari congelato da un implicito giudizio morale, determinato soltanto con
la scelta icastica di parole che non giudicano, dicono. La parola del
poeta comunica al lettore le sensazioni della sua attenta partecipazione a
una realtà difficile, a volte colta soltanto attraverso la struggente
incongruità di particolari sorprendenti.
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