bhè, intanto sono molto contenta che dal mio blog possa scautire una
discussione
o un confronto che certamente fa bene al teatro e anche a noi che lo
pratichiamo.
io non ce l'ho con il teatro di ricerca, che spesso è per gli addetti ai
lavori, anzi,
col tempo anche il mio teatro, ovvero i miei spettacoli stanno via via
diventando
ermetici, con riferimenti che solo chi conosce il mio percorso o l'autore
che sto
indagando può cogliere, però cerco sempre di costruire almeno due piani di
lettura,
uno per lo spettatore ignorante e uno per lo spettatore che conosce, ma non
è
sempre facile. Il problema è a monte: a chi si rivolge il regista? a chi si
rivolge
lo spettacolo di Officina Valdoca? avevo letto che alcuni studi precedenti
erano
addirittura pensati per i bambini, ma il bambino che era accanto a me
dormiva.
E poi credo che il problema grosso di noi registi, quello che non dovremo
mai
dimenticare è che noi dobbiamo accorciare la distanza tra l'attore e il
pubblico,
e non aumentarla. Io credo che non sia facile, almeno per me non lo è, ma è
quello a cui tendo. Ho fatto uno spettacolo con un gruppo di ragazzi a cui
tengo
un laboratorio quest'anno, abbiamo rischiato, facendo uno spettacolo un po'
ricercato, di non accontentare il pubblico, abituato alle commedie
dialettali
o ai giochi degli equivoci, molti sono usciti dicendo così: Non ho capito
niente,
ma mi sono emozionato tanto. Ecco. Questo è un risultato. Come diceva
Carmelo Bene il teatro è un attimo di oblio, nell'oblio lo spettatore non
capisce,
ma sente. Ecco a cosa deve servire il teatro. A smuovere, far sentire... se
no
basta la televisione.
ciao
K.
"Gippe" <
gippe69TOGLIMI@ANCHEQUESTOtiscali.it> ha scritto nel messaggio
news:
4879be97$0$1079$4fafbaef@reader2.news.tin.it...
Leggendo l'interessante blog di Kiara Copek emergono alcune riflessioni
riguardo il panorama teatrale attuale.
In relazione alla recensione del Teatro Valdoca penso che effettivamente si
assiste sempre più spesso ad una involuzione formale come frutto di una
microscopica ricerca estetica che, amio avviso, resta fine a se stessa.
Avverto che spesso si stabilisca un'equazione, di sapore logico, "meno si
capisce" = "più tendenza, più figo!".
Son d'accordo con kiara quando dice anche che esiste un teatro per gli
addetti ed un teatro per tutti e temo, però, che questo "teatro per tutti"
venga soppiantato da altro che non sia teatro.
Troppo spesso ho visto i cartlloni delle stagioni teatraqli riempirsi di
performances di cabarettisti scupla Zelig!
Questo è altro e certamente non teatro.
Saluti
Gippe