IL TALE, L'AUTISTA- incipit
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- Subject: IL TALE, L'AUTISTA- incipit
- From: DOMACCIA
- Data: Wed, 23 Jul 2008 12:34:44 -0700 (PDT)
- Newsgroups: it.arti.scrivere
<p align="justify"> Il cieco scendeva sempre alla pizzeria detta oasi
e poi, dopo essersene stato un po' lì ma non troppo e anche
misteriosamente per chi non lo conosceva a fondo- oltretutto diceva
che i proprietari erano dei suoi parenti alla lontana, ed era quello
il motivo per cui si fermava ogni volta lì, come andasse a finire in
un luogo sicuro e familiare, anche se la maggior parte delle volte e
nonostante queste sue abitudini inveterate e anche leggermente
ossessive ( una sorta di passi altamente obbligati e malsani come se
il cieco non avesse scelta e fosse un animaletto – cavia in gabbia
sempre li a ruotare invasato e insonne) preferiva sempre raggiungere
il paese andandosene a piedi su uno dei marciapiedi stretti del ponte,
subito dopo avere oltrepassato una certa curva angolata sulla destra,
quella che proprio sul suo stesso margine estremo era delimitata da un
piccolo spazio adattato a raccogliere i rifiuti differenziati che
finivano in certe campane plastificate sempre stracolme e oltre le
quali e subito dietro iniziava quella certa stradetta sterrata che
finiva in una frazioncina laterale e defilata, la frazione che tempo
addietro era stata interessata da un movimento franoso, che l'aveva
quasi portata a scomparire e comunque c'era mancato davvero poco che
alcune casette finissero per cadere sprofondate nelle acque di quel
fiumiciattolo che-subito passato quel piccolo centro abitato- arrivava
minaccioso a formare gorghi e come delle ripide verdastre e
mugghianti, come se ci dovessero aspettare precipizi e cascatelle
lungo quella sua linea a zig zag che – in quei tratti e proseguendo
per pochi chilometri ancora- pareva solo un susseguirsi di gole
tenebrose, poichè ai suoi due lati e sia pure per un tratto molto
breve si fronteggiavano i contrafforti semimontuosi di alcune colline
che durante i lunghi inverni parevano fatti solo di pietra, salvo poi
verdeggiare di morbido verde nelle belle stagioni dando l'impressione
che tutti i sentieri a picco che una volta servivano agli scarsi
abitanti di quei bricchi sulle cime fossero stati cancellati dal
pervasivo moltiplicarsi di un verdeggiare malsano e avvolgente come
quello di un eden primigenio che volesse cancellare le tracce di
luoghi una volta abitati. Camminando da quel lato del ponte- il lato
destro che di solito prendeva il cieco per andare in paese, anche se
era pericoloso, perchè era lo stesso lato in cui procedevano le
macchine- non si potevano vedere i disastri procurati dai
sommovimenti franosi, quei loro residui cicatriziali li si potevano
visualizzare appieno solo guardando l'intero panorama del paese dalla
parte opposta e fin verso l'entrata del borgo: e allora si vedevano
certe propaggini ondulate, strette e frammiste una sull'altra, che
potevano fin quasi sembrare una sovrapposizione a strati di terreni e
prati prima distinti e separati, sembravano gli strati sovrapposti di
una torta che avesse subito degli schiacciamenti forzosi e maligni, e
per un occhio attento allora era quasi possibile visualizzare le
linee di sfagliamento e quelle di rottura e spostamento, tipiche di
quella zona montana depressa e preappenninica, che veniva
protocollata statisticamente come una zona sottoposta a sommovimenti
franosi leggerissimi ma continui, e quindi non del tutto
assestata,fatta come era di di una materia friabile, di un terreno
che era di origini calcaree, una cosidetta zona a rischio per frane e
scosse di assestamento di probabile origine tellurica, e quando lei -
entrando nel paese dalla statale- guardava quel lato con attenzione
pensava chissà come a certe vedute di paesaggi orientali di risaie
immerse in terreni umidi e quasi paludosi, terreni di marcite e di
nebbioline gocciolanti, terreni inglobati forzosamente l'uno
nell'altro come con dei sottili gradoni rientranti a formare delle
specie di terrazzamenti artificiosi.
Lei ricordava ancora una certa volta quando, attraverso passaggi
stretti in una verzura soffocante di viluppi e liane nodose da
giungla, e in compagnia di parenti vari, tutti loro erano arrivati -
per caso e proprio dal medesimo lato lato di quella stessa
frazioncina defilata- sugli argini pietrosi del torrente che ora si
voleva interrare in alcuni punti facendolo scorrere in tubature per
poi utilizzarne le acque solo in particolari periodi di secca,
decisione che aveva generato la sollevazione del comune e degli
abitanti tutti : e lei quella volta aveva scoperto che in quei punti
le acque sprofondavano all'improvviso in buche di altezza
indefinibile e in cavità improvvide a trabocchetto nei punti più
inaspettati, in certe specie di anfratti occultati da un verdeggiare
pervasivo che dava al paesaggio intero un aspetto barbarico di mistero
limaccioso nel procedere serpentino di curve e controcurve di masse
liquide e cristalline in movimento impetuoso e forse terribile, con
dei risucchi e rivoltolii di schiume e bave biancastre su tutti quei
pietroni lucidi e a picco e perfino aguzzi dove si rischiava di
scivolare a ogni minimo movimento, e tutto era viscido e in bilico,
nell'aria trafitta da luci pulsanti e come alonate da un riverbero
azzurato nel pulsare gocciolante di un verde spezzato da luci
opalescenti e che stillava un odorume marcio e infestante, le era
parso davvero di entrare in un mondo selvaggio, e proprio da quella
parte destra, e per lei era stata una vera sorpresa, non se ne
capacitava, di questo cambiamento repentino: il fiumiciattolo
dall'altro lato del ponte si presentava lineare, e monotono nella sua
piattezza biancastra per via dei sassi ovali levigati da acque di
pochi centimetri e solo in vicinanza di una specie di piscinetta
artificiale e che chiamavano "I sassi neri"- che era poi l'unico
punto dove ci si poteva tuffare con una certa sicurezza- si poteva
vedere qualcosa di meno piatto e monotono, e davvero nessuno avrebbe
pensato che a così breve distanza la natura e la conformazione
cambiassero così drasticamente</p>
incipit di un racconto intitolato appunto "Il TALE, L'aUTISTA"
DOMACCIA