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CAP 3 - Guepiere


  • Subject: CAP 3 - Guepiere
  • From: Saviano
  • Data: Thu, 17 Jul 2008 04:57:11 -0700 (PDT)
  • Newsgroups: it.arti.scrivere


Margherita non è una pizza


Innanzi tutto, salve. Il mio nome è Margherita e sono la moglie di
Giammarco.
Non ho idea di cosa possa avervi raccontato di me mio marito, per cui
vi chiedo scusa in anticipo se vi dirà cose già sentite.
Comincio dai miei genitori. Entrambi severi, entrambi borghesi,
entrambi ficcanaso, nel senso che avevano programmato tutta la mia
vita, matrimonio compreso; salvo che io gli ho scombussolato tutti i
piani.
La prima delusione che diedi loro fu quella di non dare seguito ad
alcuni concorsi vinti:
•        a 17 anni, miss muretto ad Alassio ;
•        a 18 anni, miss Savigliano ;
•        a 19 anni, miss sorriso;
•        a 20 anni, miss cinema e finalista a miss Italia;
•        a 21 anni, mi sposo con Giammarco.
Ora, se vi chiedete cosa spezzò il cuore a mia madre, ebbene non fu
tanto il fatto che non divenni miss Italia, quanto il fatto che
mostrai il più completo disinteresse al mondo della celluloide.
Mio padre?
Questa è un’altra storia.
Quando gli dissi che m’ero sposata , ero iscritta all’università:
politecnico di Torino, facoltà d’ingegneria meccanica. In un solo
suono onomatopeico: BROOM ! Media dei primi esami: 28.
Lui, che già mi vedeva a lavorare nella principale azienda torinese,
pragmatico accolse la notizia con un laconico: « FIAT volontas tua. »
Se vi pensate che avessi sposato un “buon partito” vi sbagliate.
Giammarco, che aveva già più di trent’anni, non era un imprenditore
edile , bensì un muratore e per giunta disoccupato a causa di un
infortunio sul lavoro.
Certo, esiste la previdenza sociale a tutelare dagli infortuni, ma
questo prevede che uno lavori in regola. Invece, all’epoca, mio marito
lavorava in nero, come molti suoi coetanei d’origine meridionale. Già,
non bastasse quanto vi ho raccontato, lui era anche “terrone”.
A conclusione di questa mia breve storia, il fatto che avessi vinto
un’ingente borsa di studio che utilizzai per dare un futuro a mio
marito e, indirettamente, alla nostra famiglia, perché io ero già di
tre mesi, quando ci sposammo.
Abbandonati i sogni di mia madre e quelli di mio padre, compresi che
qualcosa di buono c’era nella mia famiglia: l’azienda di papà. Papà
era un brav’uomo, un onesto lavoratore, un ottimo artigiano, un
pessimo industriale.
L’aziendina di cinque persone a cui aveva dato la vita adesso ne
contava quasi centocinquanta e non poteva essere più gestita con il
metodo del piccolo artigiano. Era un’azienda destinata o a crescere
strutturandosi o a morire per eccessivi costi.
Durante l’allattamento del nostro primo figlio decisi di riprendere
gli studi, ma cambiano facoltà: economia e commercio a Milano e alla
Bocconi.
A 26 anni ero laureata con il massimo dei voti e due figli, perché nel
frattempo era nato anche il nostro secondo.
Papà in realtà era un bancario, professione molto differente dal
banchiere. Nonno era un possidente terriero. Le due cose s’erano unite
il giorno in cui un amico di papà aveva avuto la balzana idea di
costruire scatole lì dove il nonno teneva le vacche.
All’epoca non esisteva l’idea d’inscatolare e ancor meno l’idea di un
adeguato packaging. Furono dei pionieri.
Adesso, dopo la morte del socio, papà era l’unico proprietario di un
piccolo impero della cartotecnica il cui principale cliente è – come
avrete intuito – BROOM con i suoi ricambi.
Mi ritrovai così a diventare una donna in carriera.
Giammarco?
L’ho conosciuto un giorno, mentre mi recavo all’università (a Torino),
lui era intento a fare la cosa che gli viene meglio quando vuole
attrarre l’attenzione di una donna: il deficiente.
Non crediate che stesse importunando qualcuna, non è nello stile di
mio marito.
Ecco, vi spiego meglio la cosa. Lui quando è attratto da una donna
sembra perdere la tramontana. Il nesso logico dei suoi discorsi
diventa approssimativo e il suo frasario diviene simile ad un codice
cifrato da decriptare.
Figurativi la scena, era intento ad “intrattenere” una ragazza molto
carina quando incrociò per caso il mio sguardo.
Ricordo solo che cominciò all’improvviso a balbettare, provocando
l’ilarità nella ragazza su cui tentava di far colpo.
Il primo sentimento che provai, dopo averlo visto per la prima volta
fu: commiserazione.
Come tutti i grandi amori, il nostro primo passo era partito con il
piede sbagliato. Come avrebbe detto mio marito: “storta va, deritta
venesempe storta nun pò 'gghjspisso 'o mmale porta 'o bbene,pò tardà,
ma adda venì” .
Che si fosse invaghito di me, l’avevo capito l’esatto momento in cui
aveva iniziato a balbettare e quella ragazza molto carina sembrava
essere diventata trasparente ai suoi occhi.
Che fosse un uomo “volubile” lo aveva capito giusto un attimo prima
d’intuire che s’era invaghito di me.
« Come ci si può innamorare di un uomo cosi? » mi domandai quel giorno
sull’autobus, facendo uscire dalle mie labbra un sussurro simile ad un
sibilo.
Pochi mesi dopo, incredibilmente, avevo la risposta a quel quesito.
C’è una cosa che a noi donne rende gli uomini irresistibili: il
trovarli buffi . Difatti, più che il fusto pieno di sé, ci piace
l’uomo che sappia farci ridere.
La vita è così piena di problemi che, stare insieme ad una persona
sempre incarognita, non credo sia il massimo a cui aspirare.
Invece, condividere il proprio tempo con qualcuno che sia in grado di
renderti la vita stessa un po’ più leggera, credo possa essere un
requisito importante.
Tornando a Giammarco, per cinque giorni alla settimana di un intero
mese me lo ritrovai tra i piedi. Qualunque pretesto era buono per
tentare di biascicare qualcosa. Qualcosa che probabilmente nella sua
mente contorta aveva anche un qualche significato, ma che giungeva
ogni volta a me totalmente priva di senso.
Credo che in questi frangenti a mio marito il segnale nervoso non
viaggi da neurone a neurone sotto forma d’impulso elettrico, ma
avvenga tramite il passa parola del telefono senza fili.
La cosa sarebbe andata avanti così, finché non sarebbe riuscito a
rendere ineleggibile almeno la parola ciao, salvo che...
Fortunatamente la vita ci sorprende sempre e all’improvviso perché è
fatta di tanti salvo che...
Un bel giorno, mentre percorreva il corridoio dell’autobus per
scendere alla sua fermata, lo bloccai afferrandogli il polso e gli
dissi: « Ciao, il mio nome è Margherita. »
Ovviamente, quel giorno lui non scese alla sua solita fermata.
Quando mia madre lo conobbe, il suo giudizio fu lapidario : « è brutto
e poi è vecchio per te! »
Su una cosa aveva ragione mia madre: lui era un uomo e io ancora una
ragazzina.
Su una cosa aveva torto: Giammarco era un bell’uomo, trasandato
magari, ma un bell’uomo.
Non vi dico come i miei presero la notizia che ero rimasta  incinta.
C’imposero un matrimonio riparatore, così ciò ce ci avevano negato per
mesi, ce lo imposero nel volgere di una settimana.
Dopo il matrimonio qualcosa cambiò. In un rigurgito d’orgoglio mio
marito mise la testa apposto. Trovo un lavoro serio. S’iscrisse
all’università per rendere il suo prestigioso  diploma di geometra una
banale  laurea in architettura.
Un brutto giorno sotterrarono l’ascia di guerra insieme a mio padre,
il che equivale a dire che ci fu sempre mal sopportazione tra genero e
suocero, almeno finché quest’ultimo fu in vita .
Mia madre, invece, dopo la nascita del primo nipote, cominciò ad amare
il genero e, dopo la morte di mio padre, accolse con gioia la notizia
che le avremmo dato qualcos’altro a cui pensare: il nostro secondo
genito.
Nel frattempo i terminai i miei studi e presi in mano i destini della
cartotecnica. Giammarco colse l’opportunità di mettersi in proprio
insieme al fratello e da lì in poi colse i frutti maturi delle suoi
sacrifici  divenendo un imprenditore edile di successo specializzato
in ristrutturazione di palazzi antichi di pregio.
Di recente un’altra stellina ha popolato il nostro firmamento . Mio
marito adesso veleggia verso i cinquanta e io ho superato l’età in cui
crocefissero Gesù Cristo. Questa in breve sono io, Margherita.

Official web-site: http://www.webalice.it/saviano.andrea/default.htm


Subject Mittente Data
.# CAP 3 - Guepiere Saviano 17/07/2008


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