Il 17 Lug 2008, 16:46,
ar...@libero.it (Ariel) ha scritto:
> Il 17 Lug 2008, 16:19, "Niccolo' Carli" <carlister@gmail.com> ha scritto:
>
> > Riguardo a quell'ultima fase di Adderly, non la conosco per nulla, ma
> > intanto guardo sul sempre amichevole Mulo. E' una svolta tipo Byrd?
> > Niccolo'.
>
> No, non direi che vi sia una somiglianza con Byrd, sebbene certe istanze,
a
> mio parere, fossero comuni. Diciamo che Adderley mantenne un contatto più
> stretto con il jazz, anche nelle produzioni di Axelrod. Fu più
> esplicitamente "funky", più "dirty" se vuoi, più legato a certa
> vernacolarità "black" (notare il suo rapporto con George Duke), ma
> radicalmente all'interno di una concezione jazzistica. Il rapporto di Byrd
> con i fratelli Mizell fu più "spinto", forse più sofisticato, legato a
delle
> tematiche che portavano sì ad una sorta di neo-soul, ma con un'immersione
> all'interno di manipolazioni sonore che si rifacevano, essenzialmente,
alla
> nouvelle vague discografica del R&B che avrebbe condotto all'odierno hip
> hop.
A tal proposito, ricordando quanto debbano essere rivalutati certi lavori di
Herbie Hancock e degli Headhunters o certi lavori di Eddie Henderson e di
Bennie Maupin, bisogna considerare quanto certo rapporto con la "négritude"
popolare non scaturisse necessariamente da un'ansia di guadagno (che non si
capisce, poi, perché debba essere sempre disdicevole) ma soprattutto da un
desiderio di riallaccio con un pubblico che veniva avvertito come naturale.
E mi sovviene il caso di un ottimo strumentista come il pianista e
tastierista Webster Lewis, collaboratore di Herbie Hancock o
dell'eccezionale Piano Choir (cercare, se si può, i due LP realizzati con la
formazione dalla Strata-East: due piccoli ma imprescindibili capolavori)
organizzato da Stanley Cowell (con Harold Mabern, Sonelius Smith, Hugh
Lawson e altri), che a un certo punto virò verso una forma di elegante R&B
ormai imparentata con la disco music, finendo poi, se non erro, a dirigere
la Love Unlimited Orchestra di Barry White (artista da non sottovalutare),
con cui realizzò un ottima lavoro "in stile" che, credo, s'intitolasse
"Welcome Aboard"... Chi ascoltasse "Webster Lewis in Norway/The Club7 Live
Tapes" farebbe la conoscenza di un artista dal linguaggio composito,
avanzato, imbevuto di tradizione... Certi percorsi, insomma, avevano non di
rado una logica estetica. Con questo non voglio dire che, con il senno di
poi, si possa, revisionisticamente, giustificare tutto e il contrario di
tutto, ma una rilettura di certi periodi e lavori s'impone.
--------------------------------
Inviato via
http://arianna.libero.it/usenet/