Il 16 Lug 2008, 16:58,
fa...@libero.it (facchi) ha scritto:
> Il 16 Lug 2008, 16:47, ar...@libero.it (Ariel) ha scritto:
>
> > Earl Bostic era uno straordinario musicista, con una tecnica di
altissimo
> > livello. E' vero che le sue sono veloci vignette R&B, pure vi è una
> maestria
> > elaborativa fuori del comune. Se ti capita, ascolta qualcosa di Tab
Smith.
>
> sarà fatto. Spero di avere abbastanza vita per farlo. Cazzo sono
trent'anni
> che ascolto jazz e mi sembra di non sapere ancora niente.
>
> > Quanto a Cannonball Adderley, fu geniale anche nel suo ruolo di
> > volgarizzatore e divulgatore della musica popolare africana-americana.
Mi
> > ricordo che in Italia lavori come Phenix, Pyramid, Big Man venivano
> > aspramente criticati...
>
> Ho ancora nei documenti ritagliati che tengo in un faldone un tuo articolo
> splendido su Cannonball su Jazz o Blu Jazz dove spiegavi bene questo
> concetto.
> Proprio sulle ultime opere che citi e che ho acquisito da poco (più altre)
> mi sono sorpreso per il livello che mi aspettavo assai più basso in base
> proprio alle superficiali e generiche critiche del tempo. Hai ragione.
> f.
Da "Accent on Africa" in poi, dunque, direi, dagli ultimi anni Sessanta,
Cannonball Adderley elaborò un'estetica più "popolare" sotto il profilo
africano-americano, ma assolutamente coerente con l'impronta che egli aveva
dato alla sua lettura dell'hard bop. Da Bobby Timmons a Victor Feldman a Joe
Zawinul a Hal Galper, Michael Wolff e a George Duke, ad esempio, la
"progressione" dei suoi pianisti parla chiaro in lavori come Love Sex and
the Zodiac, Music You All, Black Messiah, The Price You Got To Pay To Be
Free, Pyramid, Inside Straight, così come le collaborazioni con artisti
quali David Axelrod (che era già il suo produttore e che già allora era una
figura interessante e stimolante nel delineare i rapporti fra jazz e nuove
forme di musica popolare) o il rapporto con quella California che viveva
anche l'enfasi popolare di un certo tipo di rock. Come al solito, si parlò
dalle nostre europee parti, piuttosto a vanvera, di commercializzazione, non
sapendo tenere nel dovuto conto l'evoluzione dei linguaggi vernacolari
all'interno delle comunità africane-americane che, non a caso, andavano
sempre più allontanandosi dal mondo del jazz. Un distacco che artisti come
Adderley seppero in qualche modo ritardare.... Tacendo poi del fatto che in
Adderley troviamo una fra le massime figure dell'hard bop, sia come
strumentista che come "pensatore".
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