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Re: OT comunione ai divorziati


  • Subject: Re: OT comunione ai divorziati
  • From: Giampaolo Lomi
  • Data: Sat, 05 Jul 2008 15:59:27 +0200
  • Newsgroups: it.arti.musica.classica


Il Sat, 5 Jul 2008 10:16:22 +0200, "le fouetteur de tarés"
<pasdadresse@vatefairevoir> ha scritto:


>Per tornare all'oggetto della discussione, ho sempre saputo (ma da decenni,
>non da ieri) che non esiste nessun Vnagelo scritto in aramaico.
>Tutti ci sono pervenuti in altra lingua (il greco).
>Che siano stati scritti in aramaico è una supposizione e sicuramente è più
>che verosimile.
>Sta di fatto che nessuna copia in aramaico è giunta fino a noi.
>Come vedi, i libri possono contenere tante fregnacce quante ne contengono i
>siti....


Forse sarebbe più corretto "fouetteuse...." ma lasciamo correre :-))
Il guaio è che questa novità sado-maso non l'avevo ancora percepita.
Certo, se è una novità non può essere che così, però il sospetto, mia
cara mi aveva attraversato più volte. Non mi spingo oltre con gli
"altarini" e passo ...al topic. Lo so...è un po' lunghetto. Spero che
tu lo legga, anche perchè per me è l'ultimo post sull'argomento. Ti
racconterò invece di un'opera di Lully vista in HD, ma non in bluray.
Anzi di classica non c'è ancora niente sul mercato !

Nella mia visita di ieri al Biblicum ho anche appurato alcune altre
cosette assai importanti. Non le avevo ancora tirate fuori per non
esagerare ma  ne parlo ora con te che in effetti hai generato questa
serie di "scambi" , devo dire insolitamente molto corretti, privi di
insulti , al di la di qualche velata allusione. Ha contribuito molto a
sollevare il livello il bravo Moos, con la sua abile ate di moderatore
che raramente si spazientisce.

Allora, vorrei dire che ho appreso una nozione molto importante,
valida ovviamente fino a prove contrarie o scoperte diverse. I primi
documenti scritti giunti a noi e conservati, anche se mutilati, sono
il "Codice Purpureo" conservato a Rossano, di arte
siriaco-palestinese, ha una datazione discussa. Pare risalga al VI o
VII secolo, miniato forse da monaci melchiti, giunti in Italia fra il
636 e il 638 d.c.

(cito) :

“ CODEX  PURPUREUS  ROSSANENSIS ”
è un manoscritto del Nuovo Testamento, dal  formato  di   200  x  307
mm.,    in pergamena  colore  porpora  ( da qui il nome  “Purpureus”),
di straordinario interesse dal punto di vista    sia biblico e
religioso,    sia  artistico, paleografico e storico,    sia
documentario.
  E’, però, mutilo, perché i suoi 188 fogli, forse dei 400 originari
(l’altra metà è andata probabilmente distrutta nel secolo XVII o XVIII
in un incendio, di cui è rimasta traccia negli ultimi dieci fogli),
contengono soltanto l’intero Vangelo di Matteo e quasi tutto quello di
Marco (fino al versetto 14 dell’ultimo capitolo);   nel corpo del
volume si trova anche una parte della lettera di Eusebio a Carpiano
sulla concordanza dei Vangeli.   La legatura in pelle scura risale al
sec. XVII  o  XVIII.
E’   adespoto   cioè non conosciamo il nome o i nomi degli autori.
E’ scritto  in   caratteri  onciali   ossia in lettere maiuscole
greche o maiuscole bibliche, su due colonne di 20 righe ciascuna,   le
prime tre linee, all’ inizio dei Vangeli,  in oro e il resto in
argento, le parole non recano accenti, né spiriti, né sono tra di loro
separate, né compaiono segni di interpunzione, tranne i punti che
segnano la fine dei periodi.
(chiudo citazione)

Il secondo documento è Il Codice Sinaitico o Codex Sinaiticus (Londra,
Brit. Libr., Add. 43725; Gregory-Aland  (Aleph) o 01) è un manoscritto
in greco onciale  datato tra il 330-350. Originariamente conteneva
l'intero Antico Testamento nella versione greca della Settanta,
l'intero Nuovo Testamento, e altri scritti cristiani (Lettera di
Barnaba, Pastore di Erma).
(cito)
Le origini del Codex Sinaiticus sono poco conosciute. Si è ipotizzato
che sia stato scritto in Egitto. Qualcuno lo ha associato alle 50
copie della Bibbia commissionate dall'imperatore romano Costantino I
dopo la sua  conversione al cristianesimo.
Uno studio paleografico compiuto sul testo nel 1938 al British Museum
ha mostrato che il testo è stato oggetto di molte correzioni. Le prime
risalgono a un periodo immediatamente successivo alla sua stesura, nel
IV secolo. Altre correzioni risalgono al VI-VII secolo, realizzate
probabilmente a Cesarea, in Palestina. Secondo una nota presente alla
fine dei libri di Esdra ed Ester, tali alterazioni sono state fatte
sulla base di un altro antico manoscritto il quale fu corretto dalla
mano del santo martire Panfilo (martirizzato nel 309).
Il Codex Sinaiticus fu ritrovato da Konstantin von Tischendorf presso
il Monastero di Santa Caterina sul Monte Sinai, in Egitto, tra il 1844
e il 1859.
Durante il primo viaggio presso il monastero, nel 1844, trovò in un
cesto 43 fogli di pergamena contenenti testi di Geremia, Neemia, 1
Cronache ed Ester. Un monaco gli disse che "erano rifiuti che dovevano
essere distrutti bruciandoli nel forno del monastero". I monaci,
diffidenti, pure conoscendo l'esistenza di altre pagine del Codice, si
rifiutarono di fargliele esaminare. Tischendorf ottenne però in dono i
fogli ritrovati che pubblicò in fac-simile nel 1846. Nel 1853 una
seconda spedizione si rivelò infruttuosa, tranne che per il
ritrovamento di due frammenti del Libro della Genesi.
Nel 1859 Tischendorf effettuò una terza visita al convento grazie
all'aiuto dello Zar Alessandro II di Russia, dal quale dipendevano
allora tutti i monasteri greco-ortodossi. Un monaco mostrò allo
studioso un manoscritto che aveva trovato casualmente nella sua cella,
nascosto tra vari oggetti. Si trattava di un'altra parte del Codice,
contenente gran parte dell'AT e tutto il NT con l'Epistola di Barnaba
e parte del Pastore d'Erma. Tischendorf che non era riuscito a
convincere i monaci a lasciargli il manoscritto iniziò a trascriverlo
nel Monastero stesso. Successivamente riuscì a farselo inviare al
Cairo in un altro monastero greco-ortodosso per continuare a copiare
il testo. Infine Von Tischendorf riuscì a far 'regalare' il
manoscritto allo Zar, dietro a un compenso di 9000 rubli.  Nonostante
questo pagamento, il Codice è attualmente considerato dal monastero
come rubato, un punto di vista contestato da molti studiosi in Europa.
Nel Monastero di Santa CaterinaNel maggio 1975, durante dei lavori di
ristrutturazione nel monastero, venne scoperta una camera sotto la
cappella di san Giorgio, nella quale erano contenuti molti frammenti
pergamenacei tra cui 12 pagine del Codice Sinaitico.
Per diversi decenni il codice è stato conservato presso la Biblioteca
Nazionale Russa di san Pietroburgo. Nel 1933 l'Unione Sovietica
vendette il codice alla British Library per 100,000 sterline.
Il codice è attualmente diviso in 4 porzioni ineguali: 347 fogli sono
presso la British Library a Londra; 12 fogli e 14 frammenti sono
presso il monastero di Santa Caterina; 43 fogli sono nella Biblioteca
della Università di Leipzig; frammenti di 3 fogli sono presso la
Biblioteca Nazionale Russa di san Pietroburgo.
Dal giugno 2005 un progetto congiunto mira a produrre una versione
digitale del manoscritto.
(chiudo citazione)

Il terzo e ultimo è il Il Codex Vaticanus, uno dei più antichi
manoscritti esistenti della Bibbia, trascritto nel IV secolo. È
scritto in greco, su pergamena, con lettere onciali .
(Cito)
conteneva originariamente il testo completo della traduzione greca
della Bibbia detta Settanta, a eccezione di 1- 4 Maccabei e della
Preghiera di Manasse. Comprende attualmente un totale di 759 fogli
(617 fogli per il solo AT). Ciascun foglio misura cm. 27x27. Il testo
su ciascuna pagina è organizzato in tre colonne di 40 righe ciascuna,
con 16-18 lettere per rigo. Nei libri poetici il testo è diviso in
versi, su due colonne. Tutte le lettere sono di uguale grandezza e in
"scriptio continua", ma a volte la prima lettera di una sezione si
allunga verso il margine del foglio. La punteggiatura è rara (accenti
e spiriti sono stati aggiunti successivamente), a eccezione di alcuni
spazi e segni che indicano le citazioni dell'AT.
Il codice appare mutilo e con fogli di rimpiazzo presi da altri
manoscritti. La situazione delle pagine è la seguente: i primi 31
fogli (Gn 1,1-
46,28) sono andati perduti, allo stesso modo una parte del foglio 178
(2Re 2, 5-7;10-13) e 10 fogli dopo il 348 (Sal 105,27-137,6b), oltre
ad un imprecisabile numero di fogli dopo l'ultimo libro del codice,
contenente, probabilmente, qualcuno dei Padri apostolici.
L'ordine dei libri dell'Antico testamento è il seguente: da Genesi a 2
Cronache normale; Esdra; Neemia; Salmi; Proverbi; Qoelet; Cantico;
Giobbe; Sapienza; Siracide; Ester; Giuditta; Tobia; Profeti minori;
Isaia; Geremia; Baruc; Lamentazioni; Lettera di Geremia; Ezechiele;
Daniele.
Del NT (142 fogli) sono andate perdute una porzione delle epistole
paoline, Ebrei 9, 14-13, 25, le lettere pastorali (1-2 Timoteo, Tito,
Filemone) e l'Apocalisse. Le epistole cattoliche sono poste dopo gli
Atti e prima del corpus paolino. Gli Atti presentano una divisione in
36 capitoli. Il corpus paolino è trattato come se fosse un unico
libro. Dalla numerazione peculiare al codice si evince che esso è
copia di un testo nel quale l'epistola agli Ebrei era posta tra la
lettera ai Galati e la lettera agli Efesini (mentre nel Vaticano la
lettera agli Ebrei è l'ultima del corpus). Come il Sinaitico, il
Vaticano non contiene la “finale” lunga del vangelo di Marco, ma un
notevole spazio lasciato vuoto farebbe pensare che lo scriba fosse
conscio della lacuna nel manoscritto da cui stava copiando.
Il manoscritto contiene 795 doppi punti (tipo la umlaut tedesca) nel
margine del NT, che sembrano marcare alcuni testi incerti. La data
dell'inserimento di tali segni è incerta.

Conclusione.
Intanto non dirmi che ti ho annoiato perchè io ieri sera non ho
digerito bene !! Tra fuori argomenti più light !
E' impossibile avere documenti più antichi. Nella fattispecie,
nessunodei vangeli, nè quello in aramaico di Matteo, nè lo stesso
tradotto in greco, nè gli altri vangeli e testi biblici antecedenti
sono oggi conservati nel mondo. Quello che c'è è riportato sopra.
Per quanto riguarda il Nuovo Testamento tutto è stato tramandato
oralmente (o scritto, ma gli scritti sono andati distrutti) quindi ciò
che possiamo considerare originale risale già a dopo l'editto di
Costantino (313). Tutto puo essere stato "aggiustato",
rimaneggiato,modificato, adattato, tradotto etc.
Quello però che la tradizione ci ha raccontato è che quel gruppetto di
uomini semplici che seguirono il Cristo e furoni suoi testimoni hanno
sicuramente lasciato dei testi , prima tramandati oralmente e subito
dopo per iscritto ed è sempre stato ritenuto credibile che almeno il
primo del vangeli quello di Matteo fosse in aramaico, per ragioni di
praticità o di semplice ignoranza. Si capivano meglio fra loro , nella
loro lingua parlata e scritta. Poi lo stesso Matteo sentì la necessità
di tradurre (o far tradurre)  il suo vangelo in greco, dubito che
l'abbia  tradotto lui. Gli altri evangelisti hanno scelto il greco fin
dall'inizio, ma cosa ci resta di quel greco e di quell'aramaico ?
Nulla. Assolutamente nulla se non la tradizione. Per avere documenti
scritti, sia pure frammentati potete consultare al biblicum le copie
ivi conservate. I disegni miniati sono molto belli e sono comunque
reperibili in molti testi presenti in varie librerie dei tre elementi
sopra descritti.

>A me pare anche ovvio che, dato che il greco era la lingua franca di
>quell'epoca (ma anche di quella precedente e di quella successiva), un testo
>che volesse raggiungere più lettori possibili si diffondesse in greco e non
>in aramaico, lingua parlata da pochi e in una zona specifica del
>Mediterraneo.

Certamente no, specie nell'area del lago di tiberiade, da poveri e
semplici pescatori, perchè si doveva parlare il greco? . Questi
parlavano la loro lingua e ci son voluti circa 4 secoli prima che
documenti scritti e sicuramente rielaborati in greco colto o demotico,
arrivassero fino a noi dopo il quarto secolo.


>Paolo di Tarso scriveva in greco (Lettera ai Romani...è in greco). Ma la sua
>lingua madre non era il greco, ovviamente
>Tuttavia scrisse direttamente in greco. In questo caso, leggo che si può
>affermare che le lettere ai Romani furono scritte in greco, non tradotte.
>Negli altri casi, son solo supposizioni, permetti.

Paolo nacque a Tarso, in Cilicia, da genitori ebrei di rigida
osservanza all'inizio dell'epoca cristiana, Paolo prese il nome
dall'antico re ebreo Saul, grecizzato in Saulo, e venne allevato
secondo l'interpretazione farisaica della Legge. Come giovane ebreo
della diaspora, Saul assunse il nome Paolo (Paulos), forma greca del
cognomen latino Paulus, foneticamente simile al suo nome ebraico.
Avendo vissuto in una città fortemente ellenizzata quale era Tarso, è
probabile che Paolo abbia anche ricevuto una certa educazione greca e
ne parlasse la lingua. Rimane comunque indubitabile che la sua cultura
fosse soprattutto ebraica, frutto di un insegnamento impartitogli
probabilmente a Gerusalemme dal famoso maestro Gamaliele, e mirata a
fare di lui un rabbino. Giudeo zelante e con incarichi di repressione
dell'eresia cristiana, Paolo perseguitò accanitamente la nascente
Chiesa cristiana, che vedeva come una setta ebraica infedele alla
Legge (Galati 1:13); dagli Atti degli Apostoli risulta che presenziò
alla lapidazione di santo Stefano, primo martire cristiano,
approvandola.
Dopo la sua conversione sulla via di Damasco (splendido il quadro del
Caravaggio) le cose cambiarono. Ovviamente oltre al greco, apprese
alla perfezione anche il latino e  dagli Atti apprendiamo che venne
imprigionato a Gerusalemme in seguito ad alcuni scontri provocati dai
suoi oppositori ebrei, e che venne poi trasferito a Roma. Negli Atti
Paolo accenna anche all'eventualità della propria morte (Atti 20:24 e
20:38): secondo alcune fonti fu giustiziato a Roma nel 64 d.C. sotto
Nerone; secondo altre in quel periodo egli compì un viaggio forse in
Spagna e quindi in Oriente, per fare ritorno a Roma dove avrebbe
trovato la morte attorno al 67.

Peccato che nessun scritto originale di Paolo, sia in ebraico, che in
greco o in latino sia mai giunto fino a noi e si trovi in qualche
museo. Dobbiamo fare a.....fidasse....
Non usare troppo la frusta !  Rilassati, ascolta Landi...e pensa a
quante cose che ci circondano e che si perderanno prima o poi come le
lacrime....sotto la pioggia (Blade Runner) che ho visto nella versione
bluray HD e sono quasi impazzito. Mi sembrava un film che non avevo
mai visto prima . Bluray e HD ! Questo si che è un grande
miracolo :-)))

ciao

GP













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